La democrazia attraverso la Rete : ecco come il tablet – intuitivo e maneggevole – consente agli anziani di superare il gap tecnologico.

lunedì, marzo 11th, 2013

Ormai c’è chi, come Grillo,  propugna che l’esercizio della democrazia deve passare attraverso Internet.  Oltre al problema irrisolto di chi controlla il flusso di informazioni sulla rete, c’è il fatto  che dal mondo digitale continuano a rimanere  fuori soprattutto gli strati sociali a più basso livello di istruzione e gli anziani.digital divide

Più che dai computer da tavolo e dagli smartphone, sembra che siano i tablet gli strumenti più adatti agli anziani che, di solito, hanno grosse difficoltà nell’uso degli strumenti digitali.

Questa clip dimostra come  anche un anziano, a digiuno di tecnologie moderne, possa usare subito un iPad nel modo giusto. Si tratta del resto di uno strumento pensato per un uso intuitivo.

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Il Pifferaio di Hamelin ha preso residenza ad Arcore. Ecco tutte le vane promesse fiscali di Berlusconi dal 94 ad oggi.

lunedì, febbraio 4th, 2013

Berlusconi 1994 – Tutto a Tutti

meno tasse per tutti
Come passa il tempo : qui siamo nel 1994, ma il piffero suonava sempre lo stesso motivetto di oggi.

Un giovanile e ancora non rinfoltito Berlusconi, poi divenuto il “Presidente Operaio”, prometteva una casa per tutti, meno tasse per tutti, un lavoro per tutti. Non era ancora arrivato a promettere “u’ pilu” per tutti, come avrebbe fatto Cetto La Qualunque, ma mancava poco.  Berlusconi nel ’94 vince, poi – per dissensi con la Lega sulla riforma delle pensioni e non per una avviso di garanzia recapitato a Napoli come divulgato dai suoi mezzi di comunicazione – deve lasciare la mano a Dini e poi a Prodi.

B. 2001 – Il Contratto con gli Italiani e le due aliquote IRPEF al 23% e al 33%.

Poi si arriva al famoso Contratto con gli Italiani, firmato davanti ad un notaio compiacente sulla scrivania di ciliegio messa a disposizione da un servizievole Vespa. Contratto fasullo, dato che non ha nessun valore legale, e visto che a giudicare l’adepimento degli impegni presi sarebbe stato lo stesso firmatario Berlusconi. Il quale, manco a dirlo, al termine del suo governo 2001-2006 si assolverà con formula piena. Come a dire: se voi mi affittate la casa per cinque anni, io mi impegno a pagarvi l’affitto, poi alla fine dei 5 anni sarò io stesso a decidere se ho pagato o meno.

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Nel contratto, tra l’altro, c’era l’impegno a ridurre le aliquote IRPEF a due sole: una al 23% e l’altra al 33%. Esenzione totale invece sotto gli 11.000 euro. Passano gli anni e la riduzione delle tasse non si vede. Anzi sotto i suoi governi le tasse aumentano e aumenta la spesa pubblica. Finchè anche un giornalista “amico” come Bruno Vespa è costretto a chiedere : ma allora queste tasse le riduciamo o no? Ineffabile Berlusconi risponde : “Dal primo gennaio riduco le tasse“.  Vespa si scorda (?) però di chiedere : di quale anno?

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Berlusconi a Porta a Porta, qualche anno dopo. Dal 1 gennaio? Basta non dire di quale anno e il gioco è fatto.

B. 2008 – L’abolizione dell’ICI 

Poi c’è l’abolizione dell’ICI realizzata nel 2008. In realtà l’abolizione dell’ICI per circa il 60% delle prime case (quelle dei contribuenti più poveri con case popolari)  era stata introdotta dal precedente Governo Prodi, con effetto nell’anno successivo. Prodi però cade prima che che entri in funzione l’abolizione dell’ICI per i meno abbienti; subentra Berlusconi che azzera l’ICI anche per le prime case dei contribuenti più ricchi e si prende tutto il merito di avere tolta tutta l’ICI. Il problema è che l’ICI alimentava gran parte delle finanze dei comuni.  E la “tassa federalista” per eccellenza. Molti comuni, con le finanze ridotte all’osso, si vedono costretti ad aumentare le tariffe dei servizi pubblici o a ridurne l’erogazione, oppure ad aumentare le tasse locali. Dalle mie parti c’è un proverbio politicamente scorretto, ma che rende l’idea : “si fa presto a fare il gay con il c..o degli altri”.

Con Berlusconi tuttavia continuano ad aumentare le tasse (manovre Tremonti) e la spesa pubblica. Nel luglio 2011, dopo che l’Europa ha giudicato insufficienti le misure prese dall’Italia, Tremonti e Berlusconi firmano con l’Europa l’impegno al pareggio di bilancio entro il 2013 e impegnano l’Italia a portare il debito pubblico al 60% del PIL entro qualche anno (fiscal compact).  Cosa comportano questi due accordi? Semplice : tasse a tutto spiano e tagli massicci alla spesa pubblica, pena la fine della Grecia e l’uscita dall’euro. Tra Berlusconi e Tremonti si fa più acuto il conflitto sulla strategia fiscale (non a caso oggi Tremonti è fuori del PDL), mentre non bastano più i Razzi e gli Scilipoti a garantire la maggioranza in Parlamento a Berlusconi.

Berlusconi Misure insufficienti INSUFFICIENTE ANCHE IL VOTO IN ORTOGRAFIA DEL VIGNETTISTA

Nel novembre del 2011, quando il tracollo dell’Italia sembra imminente, Berlusconi lascia la patata bollente a Monti, che di fronte allo sfacelo dei conti pubblici e dello spread galoppante deve lavorare non tanto di bisturi, quanto di mannaia su pensioni, sanità, IMU, ecc. : si fanno morti e feriti dappertutto. Le perdite maggiori sono registrate tra i soliti noti, i contribuenti a reddito fissso. PDL, PD e UDC votano all’unisono tutto ciò che massacra gli italiani (anche l’IMU sulla prima casa), ma non si mettono d’accordo sulla riduzione del numero e degli emolumenti dei Parlamentari, sull’abolizione delle Province e sulla legge elettorale.

Poi quando il pericolo del crollo italiano sembra passato, Berlusconi sospende il suo sostegno a Monti, che viene accusato di essere “l’uomo delle tasse”. Berlusconi e suoi si danno un gran da fare per accusare Monti di avere tutte le colpe del declino dell’Italia, come se Berlusconi non avesse governato dal 2001 alla fine del 2011 con la breve interruzione del governo Prodi.

B. 2013 – Ormai siamo al voto di scambio

Oggi Berlusconi non solo vuole abolire l’IMU su tutte le prime case (anche la sua), ma vuole restituire cash i soldi agli italiani in cambio del voto. Un voto di scambio che nemmeno la mafia o la ‘ndrangheta …  L’assessore PDL Zambetti alla Regione Lombardia, arrestato recentemente per voto di scambio,  sembra che avesse pagato alla ‘ndrangheta calabrese 50 euro a voto : oggi Berlusconi gioca al rialzo, visto che la posta in gioco è ancora più alta. Se questo e Balotelli non dovessero bastare, tra un po’ ai suoi elettori prometterà anche “u pilu” delle Olgettine.

Rottamare gli altri per cercare di non finire in discarica. Ecco l’uomo che sta affossando il centrodestra.

venerdì, dicembre 21st, 2012

Berlusconi, il coerente

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Prima affermava che avrebbe fatto un passo indietro per il bene del centrodestra e del paese e non si sarebbe candidato.

Poi si smentiva : mi tocca ricandidarmi per il bene del paese, in tanti me lo chiedono. Quando c’è bisogno di dare una mano a qualcuno, non so dire di no.

Prima “Non faremo campagna contro Monti» (01/11/2012)”; “Monti sciolga la riserva. Guidi i moderati” (14/12/2012).

Poi : “Il premier contro chi lo sostiene? Sarebbe moralmente discutibile” (14/12/2012); Berlusconi chiude a Monti e «litiga» con il Ppe «Al vertice l’ avevo invitato io. Ora mi candido» (18/12/2012) – Maertens, il capo dei Popolari Europei però lo sbugiarda : Monti l’ho invitato io e Berlusconi non c’entra niente.

Berlusconi: «Monti in campo? Piccolo protagonista» (19/12/2012)

Berlusconi : “cene eleganti e rottamazione”

D’altro canto, a uno che firmava la proposta di legge insieme a Mara Carfagna per punire i clienti delle prostitute e poi a casa sua organizzava i bunga bunga e frequentava le escort inviategli da Tarantini non bisogna chiedere troppo.

Berlusconi è sempre stato generoso e vuole dare una mano al paese in difficoltà : “quando c’è bisogno non riesco a tirarmi indietro”. La mano effettivamente continua a darla alle Olgettine, pagandole profumatamente, anche quando sono chiamate a testimoniare nel processo Ruby. Paga per gratitudine, s’intende : dopo la morte della madre, ha raccontato in TV da Barbara d’Urso che si sentiva “tanto solo” e per pura amicizia le Olgettine gli tenevano compagnia durante “le cene eleganti”.Il quindicenne del Fronte della Gioventù alla corte del Siddharta di Arcore.

Poi si è scusato pubblicamente con tutte le donne per quello che è accaduto. Cosa? Uno si scusa per delle “cene eleganti”? Forse avrebbe dovuto invitare la Minetti e la Polanco in una pizzeria al taglio.

Berlusconi ora dice che vuole rottamare i vecchi della politica attaccati alla poltrona.

Lui, che è in politica da quasi venti anni e ne ha quasi ottanta, che si ricandida per la sesta volta, non è “un vecchio della politica attaccato alla poltrona?”. Si, ma lui dice di essere ringiovanito da quando racconta di essersi fidanzato con una velina di Telecafone, fondatrice del movimento “Silvio ci manchi”.

E poi è stato nella beauty farm di Briatore in Kenia.

I calcoli errati del Cavaliere

Ormai chi si sorprende più di Berlusconi? Tra i suoi yes men del centro destra, smarriti dall’assenza del Leader che se ne andava nel resort keniota di Briatore a rifarsi lo chassis, è tutto un gridare “finalmente è tornato”, “vincere e vinceremo”. 

Con poche eccezioni : i ciellini, che il Vaticano ha dirottato a sostegno di Monti, il maestro di sci Frattini e il recordman democristiano Pisanu.

meloni con o senza photoshop

Dopo il manifesto ritoccato con photoshop della Meloni, sono fioriti degli accostamenti impietosi su Internet

Tra i pochi giornalisti di destra che cantano fuori dal ricostituito coro berlusconiano di nani e ballerine, c’è Mario Sechi, il direttore de Il Tempo di Roma, di cui riportiamo una sintesi di un suo recente editoriale

I calcoli errati del Cavaliere”.

Sechi afferma che Silvio Berlusconi è prigioniero dei suoi errori.Incurante del contesto politico interno e internazionale ha lanciato la sua sesta candidatura a Palazzo Chigi e il risultato è sotto gli occhi di tutti: non ha più una linea politica, dice tutto e il contrario di tutto, un giorno Monti è il nemico da abbattere e il giorno dopo è il «candidato dei moderati».

Poi rileva che Berlusconi sta giocando una partita pericolosa e si ritrova sempre più isolato. Il direttore de Il Tempo sostiene invece la candidatura diretta di Mario Monti, dato che “… è più che mai necessaria la figura di un «aggregatore» delle forze liberali, conservatrici e riformiste del Paese. Mario Monti è l’uomo giusto. Una sua lista … sarebbe un elemento di chiarezza per tutti”.

In tal modo da un lato il Pd non avrebbe più scuse “per coprire la propria insufficienza sul piano dell’affidabilità in materia economica” e “il Pdl berlusconiano non avrebbe più senso di esistere, se non come testimonianza di una grande opportunità buttata al vento dal suo leader”. Anche i centristi “con molte parole e pochi voti sarebbero costretti ad accettare una leadership autorevole senza porre condizioni che non possono permettersi.”

Il direttore de Il Tempo conclude “E Berlusconi? Si schiarisca le idee. Non è troppo tardi per passare la mano con onore, ma è troppo tardi per inchiodare la storia al suo nome.

Egregio direttore, io mi troverei anche d’accordo sul fatto che Berlusconi ha fatto il suo tempo e deve farsi da parte. Ma a questo punto, dopo che Monti ha dato il suo imprimatur ai centristi con la benedizione del Vaticano e dell’Europa, Berlusconi ha scelto di non “passare la mano con onore”.

La nuova fidanzata di Berlusconi, la raffinata Francesca Pascale di Telecafone, dà prova delle proprie abilità con il Calippo.  Non bravissima negli scritti, promossa all’orale. Pronta per fare la first lady.

Opinione e diffamazione. Riflessioni sul “caso Sallusti”

giovedì, ottobre 4th, 2012

 

Sallusti, martire della libertà di opinione

Chi sia Alessandro Sallusti, lo sanno tutti : un giornalista “obiettivo e al di sopra delle parti”, come l’ha recentemente definito un caustico Antonello Caporali in TV; una persona “mite e tollerante” con chi intralcia il cammino del proprio editore, come si conviene ad un giornalista che parla soprattutto alla pancia dell’ex-Popolo dell’Amore.

Sallusti e Feltri

Sallusti è noto per i teneri corsivi che rivolge alla magistratura, specie quando questa si occupa di Berlusconi; per gli elzeviri di sostegno a Fini e Bocchino, a Santoro e Travaglio, a Vendola e Di Pietro; ma anche a Marcegaglia, Montezemolo, Boffo e ai preti che assumono posizioni “scomode”. Il gandhiano Sallusti diventa però inaspettatamente severo di fronte a sconcezze italiche come i bunga bunga e le nipotine di Mubarak, le leggi “ad personam”, le igieniste dentali madrelingua fatte eleggere alla Regione per meriti orali, i voti che salvano dall’arresto i parlamentari inquisiti del centrodestra, le mazzette e i favori a “insaputa” di lor signori.

Da il Fatto Quotidiano, 11.01.2011

Non è questa l’idea che vi siete fatti di Sallusti, dopo tutte quelle prime pagine di Libero e de Il Giornale che hanno lanciato il metodo Boffo? Vi vengono in mente i vari tentativi di sputtanamento del giudice Misiano e del pool di Mani Pulite; gli amori giovanili della “rossa” Bocassini “colpevole” di avere baciato trenta anni fa in pubblico un giornalista di Lotta Continua; le tette al vento in prima pagina della “velina ingrata” Veronica Lario; la gigantografia di un giovanissimo Vendola nature in un campo nudisti per “dimostrare” che costui non è legittimato a definire una vergogna il bunga bunga; il tormentone sulla casa di Montecarlo che ha massacrato l’incauto Fini; la pubblicità data a bufale come i falsi dossier su Telekom Serbia o al falso nulla osta di Prodi al rapimento dell’iman Abu Omar? E le sparate alzo zero contro i musulmani, gli immigrati, i comunisti, la magistratura, le intercettazioni, i giornalisti di opposizione, i poteri forti, le tasse, la Merkel? 

Quisquilie e pinzillacchere : Sallusti – già Premio Penisola Sorrentina per il giornalismo, conferito da una giuria presieduta nientepopodimenoche da Magdi Cristiano Allam (!) – invece è un martire della libertà di opinione. Questo almeno è ciò che Il Giornale sostiene. In nome della libertà di opinione si schierano a fianco di Sallusti, non solo i politici del centrodestra, ma anche tutte le penne italiane che contano. E perfino Di Pietro, uno che frequenta malvolentieri sia la lingua italiana che i giornalisti berlusconiani.

La casta e il diritto longobardo.

Spesso c’è qualche giornalista che abusa della posizione di potere che occupa, diffamando e rovinando la vita di qualche comune mortale, diffondendo notizie e dossier falsi. Ma i colleghi oggi si affrettano tutti a dire no al carcere in nome della libertà di opinione. Si conviene – tutt’al più – che il giornalista “che sbaglia” paghi un risarcimento monetario.

Quindi a un giornalista che diffama, niente prigione in cambio di un po’ di soldi al diffamato. Ma un giornalista che rubasse un portafoglio dovrebbe andare in galera? Se colto in flagrante, potrebbe allora corrispondere un risarcimento alla “vittima”, che con questi chiari di luna darebbe almeno un senso al possesso del portafoglio. Se un giornalista divenuto presidente di Regione, invece di andare a trans, si dedicasse alle mazzette – a sua insaputa, beninteso – e venisse beccato con le mani nella marmellata, non potrebbe cavarsela con un risarcimento monetario alla Regione? Avrebbe senso infliggergli l’istituto medioevale della galera? E perché questo principio non dovrebbe valere anche per un giornalista assassino, che rifonderebbe – per danni – la famiglia della vittima e poi amici come prima? Le anime belle, come Manconi, che fanno un gran parlare di “pene alternative” al carcere saranno contente.

Io – se giornalista – potrei allora diffamare, rubare, farmi corrompere, uccidere: poi “caccio li sordi” e tanti saluti e sono. Tutto questo in difesa della libertà di opinione che viene fatta prevalere sulla dignità altrui, sulla proprietà privata altrui, sull’esercizio corretto delle pubbliche funzioni, sull’altrui diritto alla vita.

Perché non introdurre allora nel nostro ordinamento giuridico il “guidrigildo longobardo” per salvaguardare la libertà di stampa e di opinione? Ma, dato che i giornalisti non possono avere un trattamento diverso dagli altri cittadini, l’istituto del guidrigildo dovrebbe essere esteso a tutti.

Guidrigildo : chi era costui?

La perdita di un dente vale 8 solidi; la ferita al volto 16. La vita di un uomo libero 900 solidi.” Nel diritto penale longobardo il guidrigildo (Wehrgeld o Weregildus) rappresentava il compenso ritenuto idoneo a risarcire il danneggiato e i suoi familiari(compositio), ed era commisurato al valore sociale del danneggiato.

Il guidrigildo venne introdotto in Italia nel 643 con l’ Editto di Rotari. L’Editto fissava un risarcimento in denaro sulla base dello status sociale della persona offesa. In caso di omicidio, il colpevole doveva pagare l’intera somma alla famiglia della vittima. Se c’erano solo delle lesioni si doveva pagare una frazione del valore della vittima. L’Editto fissava un valore più elevato per la donna che per l’uomo libero. Ancora maggiore era il valore del magister porcarius, responsabile dell’allevamento dei porci : valutazione che oggi molti stenterebbero a riconoscere all’odierno magister porcarius, Calderoli, il nobile padre del porcellum.

Da noi cadrebbe a fagiolo anche la legge salica, introdotta da Clodoveo, Re dei Franchi, attorno al 510, che prevedeva pene pecuniarie per gli insulti, arte in cui eccellono molti nostri esponenti politici e giornalisti. Questa legge comminava la maggior pena pecuniaria (45 scellini) a chi definisse “meretrice” una donna. Non ci è dato sapere se la legge salica prevedesse sanzioni anche per aver definito “nipotina di un noto capo di stato straniero” quella che molti ritengono una giovane meretrice.

E’ un po’ il criterio su cui si basano le assicurazioni per infortuni e incidenti. Così se in macchina investo – si fa per dire – un precario o un disoccupato, non mi devo preoccupare molto, paga l’assicurazione. Se invece mi dovesse capitare un Bill Gates sarò inguaiato tutta la vita, dato che il massimale dell’assicurazione non mi coprirebbe più. Più incerto è il caso se l’investito – si fa sempre per dire – dovesse essere un Renzo Bossi, cui avremmo potuto intralciare la carriera accademica in Albania e i cui danni sarebbero difficilmente quantificabili.

In tal modo se un qualunque Sallusti diffamasse un giudice tutelare di Torino, basterebbe qualche decina di migliaia di euro a risarcire il danno. Però se il diffamato – supponiamo – dovesse essere un Berlusconi, allora non basterebbero milioni di euro.

Quindi i giornalisti devono scegliere con cura se e chi diffamare : tanto poi – almeno nel caso del giornalismo professionale – sarà l’editore a pagare. Se l’editore è ricco e ha molti interessi extra-editoriali da difendere, in politica o in economia, ci si può dedicare con zelo alla diffamazione degli avversari del padrone senza grosse preoccupazioni. Se disgraziatamente si dovesse andare sul penale e si rischiasse la galera per le troppe recidive, si può sempre dire che c’è un attacco alla libertà di opinione e fare la parte del martire.

Last but not the least : dato che l’istituto del guidrigildo prevedeva che una parte del risarcimento fosse versato allo stato, questo costituirebbe un formidabile strumento per rimpinguare le casse pubbliche. E per svuotare le carceri sovraffollate. Qualcuno lo faccia presente a Monti e a Napolitano.

Il guidrigildo di Cocilovo

Molti giornali hanno riportato la ricostruzione della vicenda della condanna di Sallusti a 14 mesi di reclusione. Riassumiamo la vicenda. 

Nel 2007 una ragazzina di tredici anni si sottopone all’aborto del bambino avuto dal fidanzatino di quindici. La bimba ha una storia personale complicata, è orfana ,viene affidata a vari istituti, subisce violenze prima dell’arrivo in Italia, viene adottata all’età di otto anni. I genitori adottivi poi si separano. La ragazzina fa uso di alcool e ecstasy, rimane incinta e la madre la convince ad abortire. La bimba in preda a esaurimento nervoso subisce anche un ricovero in neurologia.

Renato Farina

Renato Farina, usando lo pseudonimo di Dreyfus, però scrive sul quotidiano Libero, allora diretto da Sallusti, che «il magistrato ha ordinato un aborto coattivo»; che i genitori volevano «cancellare con bello shampoo di laicità» la maternità di una giovane madre. Per finire, la ciliegina sulla torta : «Se ci fosse la pena di morte, se mai fosse applicabile, questo sarebbe il caso. Al padre, alla madre, al dottore e al giudice». Per Farina, la coerenza è tutto : condanna l’aborto come omicidio e propone la morte di quattro persone. La legge del taglione o la sharia islamica sono troppo timide e permissive; non sarà una sana rappresaglia nazista, ma in mancanza di meglio …

Il giudice tutelare Giuseppe Cocilovo – che ha operato secondo quanto prescrive la legge – si è sentito diffamato e ha presentato denuncia. Ne è seguita la condanna di Sallusti, allora direttore responsabile di Libero, nei tre gradi di giudizio, per avere pubblicato notizie false e mai smentite. Solo dopo che il suo nome è stato fatto da Feltri a Porta a Porta, Farina – l’agente Betulla pagato dai servizi segreti, radiato dall’albo dei giornalisti e nel frattempo fatto eleggere al Senato dal PDL – ha ammesso di avere scritto lui l’articolo incriminato e chiesto la grazia per Sallusti.

Al giudice Cocilovo i magistrati hanno riconosciuto in sede civile un risarcimento di 30.000 euro. Gli avvocati di Sallusti, in vista della possibilità anche di una condanna penale definitiva, hanno invocato la remissione della querela. In cambio il giudice ha chiesto che il giornale pubblicasse almeno una rettifica e il versamento di 20.000 euro a Save the Children, un’organizzazione umanitaria che si occupa dei bambini. Cosa che Sallusti non ha voluto fare, dichiarandosi vittima di una legge “fascista” che punisce i reati di opinione (da quale pulpito …) e che non era disposto a barattare la propria libertà per un pugno di soldi.

Ci sarà sfuggito, ma il nostro martire della libertà di opinione non ha mai protestato per le condanne penali, sia pure non definitive, di colleghi come Travaglio, condannato in primo grado a 8 mesi per diffamazione di Previti (!), né per i tentativi del PDL di introdurre il carcere per i giornalisti che avessero pubblicato intercettazioni telefoniche prima del dibattimento. Anzi …

Opinione e diffamazione

Come dicevamo prima, quasi tutti i giornalisti e i politici si sono schierati con Sallusti, sotto la bandiera della libertà di opinione. Per loro la diffamazione passa in secondo ordine o non esiste. Vediamo alcune loro dichiarazioni secondo quanto riportato dai maggiori quotidiani italiani (vd. Repubblica, il Corriere, Il Giornale Il Fatto) :

1 – “Opinionisti”

  • Angelino Alfano, segretario di un partito che voleva introdurre il carcere per i giornalisti all’interno di una iniziativa di legge per limitare la pubblicazione delle intercettazioni : “La condanna assume i contorni di un’intimidazione inaccettabile”.
  • Daniela Santanchè, ex-sottosegretario del Governo Berlusconi : “Questo Paese fa schifo e spero che gli italiani scendano in piazza perché abbiamo raschiato il fondo. Sono sotto shock”.
  • Ezio Mauro, direttore di Repubblica : “Non si può andare in galera per un’opinione, anzi per il mancato controllo su un’opinione altrui.”
  • Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl alla Camera, ed ex-appartenente alla P2 : “Una sentenza liberticida che segna una delle pagine più buie della magistratura italiana”.
  • Ferruccio De Bortoli, direttore de Il Corriere della Sera : “E’ davvero molto grave che si arrivi ad ipotizzare il carcere per un collega su un cosiddetto reato d’opinione”.
  • Franco Siddi, segretario della Federazione Nazionale della Stampa: “E’ sconvolgente. In questo momento siamo tutti Sallusti”
  • Gad Lerner, conduttore TV: “La sentenza è “eccessiva nella pena comminata e quindi sbagliata”.
  • Giovanni Floris, conduttore di Ballarò “E’ un fatto molto grave che lascia increduli”
  • Ignazio La Russa, ex-AN che ha dichiarato di non offendersi se viene definito fascista : “Credo che il Parlamento e il Governo non possano restare inermi di fronte a fatti come questi e debbano porvi immediatamente rimedio”.
  • Lucia Annunziata, giornalista TV : “La notizia della conferma della condanna a Sallusti è terribile. E’ una cosa sbagliatissima e un precedente inquietante”.
  • Marco Tarquinio, il direttore di Avvenire, successore del famoso Boffo, manganellato mediaticamente da Feltri e costretto alla dimissioni: “Nessuno dovrebbe andare in carcere per questo reato”. Chissà se Boffo è dello stesso parere.
  • Marco Travaglio : esprime una posizione articolata, ma conclude con un “salvate il soldato Sallusti”. Affermazione che, visti i rapporti che corrono tra i due, a molti sarà suonata sorprendente.
  • Maurizio Belpietro, direttore di Libero : “Questo mestiere non si può più fare. Se i giornalisti devono pagare con la propria libertà le opinioni che esprimono, non si può più fare”.
  • Roberto Maroni, segretario della Lega e unico ex-Ministro dell’Interno del mondo ad aver subito una condanna per resistenza a pubblico ufficiale, per aver addentato il polpaccio a un poliziotto: “l’invito che faccio a Sallusti è: resisti resisti resisti”. Forse gli suggerisce di mordere tre volte il polpaccio a Cocilovo.
  • Silvio Berlusconi. ex- Presidente del Consiglio: “Chiederemo al governo di intervenire urgentemente in tal senso affinché casi come questi non si possano più verificare e nessuno possa essere incarcerato per avere espresso un’opinione”.

2 – “Diffamazionisti”

Se molti sono gli “opinionisti”, pochi al contrario i “diffamazionisti”. Tra questi riportiamo le posizioni del magistrato diffamato, di Beppe Giulietti, di Carlo Blengino, dei Massimo Fini e di un commentatore a un articolo di Michele Serra.

Il magistrato Cocilovo, la parte offesa: “Sarebbe bastata una lettera di scuse. Non a me, per carità, quanto ai lettori, per la notizia errata pubblicata dal giornale. E invece nulla, in sei anni quella lettera non è mai arrivata”. Poi il magistrato pone un problema che nessuno degli opinionisti sembra considerare : “Però, mi dica: cosa dovrebbe fare una persona quando è diffamata e un giornale non corregge i propri errori?” (Intervista a La Stampa di Torino)

Beppe Giulietti, stesso giorno, stesso giornale:Non con Sallusti, ma con l’articolo21”. Giulietti chiede alla destra una “riflessione autocritica sugli editti bulgari, sui conflitti di interesse, sulle espulsione dei cronisti sgraditi, sulle leggi bavaglio.”

Carlo Blengino, avvocato, parla della tempesta perfetta suscitata dal caso Sallusti, in qeusti termini:

( http://www.ilpost.it/carloblengino/2012/09/23/sallusti-la-tempesta-perfetta) :

Antefatto perfetto. “Una minorenne, l’aborto, il diritto alla vita; visioni laiche e visioni confessionali, su temi che agitano le nostre instabili coscienze”.

Epilogo perfetto. “Si sente lo stridore delle catene. Il Direttore, e con lui la libertà d’espressione finiranno in galera mercoledì, se la Cassazione non ripara l’inciviltà”.

Però, secondo Blengino, non tutto è perfetto: Sallusti a detta di Feltri sarebbe stato condannato “a sua insaputa”. Dopo le case di Scajola e le ristrutturazioni di Bossi, ci mancava pure il processo “a sua insaputa”. D’altro canto Sallusti con i suoi difensori ha interposto appello in secondo grado e ricorso in Cassazione: possibile che non ne sapesse nulla?

Continua Blengino : “Il sospetto è che, almeno in alcune realtà editoriali, i danni da diffamazione siano gestiti come un costo “ordinario” e fisiologico della macchina mediatica. Il rischio è che, senza responsabilità personali. .. le possibili diffamazioni dipendano da un mero calcolo di conto: dalle vendite o dalle convenienze dell’editore, per qualsivoglia fine. La macchina del fango che appassionava alcuni mesi fa molti giornalisti oggi indignati, è figlia di questa impostazione.

Massimo Fini, su il Fatto del 25 settembre 2012, manifesta il proprio disaccordo con Travaglio che avrebbe svolto una pura difesa corporativa.Travaglio vorrebbe escludere il carcere per ciò il giornalista scrive : il diffamato dovrebbe accontentarsi di una rettifica e, se questa non c’è, adire a vie legali, penali e civili. Domandiamo a Travaglio : ma non è proprio quello che è successo nel caso in specie?

Fini ricorda che dal dopoguerra ad oggi l’unico giornalista a finire in carcere per diffamazione è stato Giovannino Guareschi. E aggiunge che “il nostro Codice penale non fa distinzione fra diffamazione dolosa e colposa e non prevede che la rettifica sia esaustiva”. La legge deve essere uguale per tutti : “Noi giornalisti non siamo cittadini speciali, killer con la “licenza di uccidere” … Dobbiamo rispondere di ciò che scriviamo.”

Commento di triskel182 a L’Amaca del 26/09/2012 di Michele Serra (Repubblica)

la galera, per chi insulta o diffama a mezzo stampa, è una pena sproporzionata… Ma questo non alleggerisce di un grammo le responsabilità morali e sociali di chiunque usa pubblicamente le parole… L’articolo (di Farina, n.d.A.) … divulgava notizie false… È lo stesso genere di giornalismo che molti anni prima… arrivò a pubblicare su un quotidiano milanese della sera nome, cognome e indirizzo delle donne di Seveso che avevano deciso di abortire per timore degli effetti della diossina. Brillanti carriere sono nutrite anche di queste sconcezze. La legge, effettivamente, è uno strumento goffo e inadeguato per misurare certi abissi”.

Libertà di opinione e responsabilità dei giornalisti : che fare?

Il premier Mario Monti ha dichiarato: “Bisogna trovare un equilibrio tra i due beni della società: la libertà di stampa e la tutela della reputazione delle persone. Ci sono – aveva osservato – diverse soluzioni in diversi Paesi, è naturale per noi italiani fare riferimento alle posizioni dell’Unione europea”. Aspettiamo fiduciosi. Ma mica tanto.

Nell’attesa, riportiamo alcuni passi dell’articolo di Barbara Collevecchio su Il Fatto del 27 settembre 2012, “Sallusti, un martire?”

I giornalisti hanno un grande potere, influenzano la collettività. Uno psicologo o un medico che creano danni ad un paziente sono radiati dall’ordine e messi nelle condizioni di non fare più del male. … Ma ci rendiamo conto dei danni psicologici che subisce una persona vittima di calunnia e diffamazione? Sbattete il mostro in prima pagina, poi rettificate con un trafiletto, intanto una vita e una reputazione sono distrutte. No, questa libertà di distruggere l’altro in nome dello scoop o delle vendite e della fama io non mi sento di concederla a nessuno. La legge va cambiata? Sono d’accordo, nessuna galera, ma che l’ordine dei giornalisti elimini immediatamente le persone con scarso senso di responsabilità e dannose”.

Sarei d’accordo in linea di massima con la Collevecchio: ma se poi un direttore come Sallusti, che continua a far scrivere un giornalista radiato dall’Albo come Farina, viene sanzionato solo con due mesi di sospensione non andiamo molto lontano. Perché non è stato radiato anche Sallusti, che, come scopriamo adesso, anche dopo la sospensione ha continuato a ospitare gli articoli di Farina sotto pseudonimo, fregandosene dei provvedimenti dell’Ordine dei Giornalisti?

Sarebbe allora “indispensabile istituire la figura del Giurì per la lealtà dell’informazione” per poter tutelare il cittadino diffamato “anche attraverso una rigorosa applicazione dell’istituto della rettifica.” Ma questo, come abbiamo visto, non sarebbe sufficiente.

Massimo Fini, nel suo articolo su Il Fatto prima citato, avanza le seguenti proposte che mi appaiono assai ragionevoli:

1 – “Un tempo… si querelava “con ampia facoltà di prova”. Se il giornalista dimostrava di aver scritto il vero era a posto. La “facoltà di prova” dovrebbe essere resa obbligatoria in ogni procedimento penale per diffamazione.”

2 – Dovrebbero essere inibite le azioni civili di danno prima della querela penale.

3 – I politici e le aziende “inondano i giornalisti con azioni penali e civili per diffamazione con richieste milionarie di risarcimento che sono chiaramente intimidatorie. Se un presunto diffamato perde la causa dovrebbe essere obbligato a pagare una penale proporzionata alla sua richiesta. Così ci penserebbe due volte.” Troppo facile chiedere a un giornalista 10 milioni di euro solo per intimidirlo, e poi, nel caso che costui vinca la causa, rimetterci solo qualche migliaio di euro di spese legali.

Concludendo :dobbiamo forse difendere le macchine del fango per difendere la libertà di opinione e di stampa? Siamo d’accordo con gli “opinionisti” che la libertà di opinione sia una cosa delicata: se si comincia a incarcerare qualche giornalista c’è il rischio di finire come nella Russia di Putin o come la Cina. Ma i giornalisti devono andare impuniti, come la casta dei nostri parlamentari e se la possono cavare sempre e comunque col guidrigildo?

Blengino ci risponde saggiamente che “La libertà di espressione e la libertà di stampa si difendono meglio, soprattutto sui giornali, se non si difendono anche le violazioni dei diritti altrui. E dei propri doveri, anche di quello di sapere. Dopo di che si discuta pure dell’adeguatezza di questa o di quella sanzione …”

Dulcis in fundo: l’opinione di Marcello Veneziani

In questo blog ho già confessato una simpatia istintiva per Veneziani, dato che il mio compagno di banco alle medie si chiamava proprio come lui, stesso nome e cognome. Veneziani, ora disilluso dal berlusconismo e confinato nel ridotto della sua rubrica Il Cucù su Il Giornale, ormai non cerca più di giustificare il bunga bunga presidenziale al figlio tredicenne. Tutt’al più parla delle mezze stagioni che non ci sono più e riceve commenti degli affezionati lettori del tipo “quando c’era Lui, caro lei!”.

Ma il 28/09/2012, Veneziani ha un improvviso scatto di orgoglio e grida forte e chiaro: “In un Paese così, dove milioni di reati restano impuniti, dove migliaia di ceffi da galera vanno in giro, e dove il direttore di un giornale va in carcere per un articolo pubblicato sul suo giornale, io non ci vorrei vivere.”

Sul sito WEB de Il Giornale il lettore “IlCapitalista”, alle 19:09 dello stesso giorno commenta perfidamente : “E’ vero, che schifo un paese dove chi pubblica notizie false e diffamatorie pensa di passarla liscia … E’ proprio come dice lei Veneziani “un Paese così, dove la verità vale meno dell’appartenenza”, cioè un paese dove giornalisti, forti del potere politico ed economico che li protegge, possono diffamare attraverso notizie false e fare anche la vittima, per poi trovare gente come lei Veneziani, pronta a darle manforte solo per convenienza. Ha ragione è proprio uno schifo.”

Il fatto è che non c’è più Lui, caro lei. E anche Lei, caro Veneziani, che alla macchina del fango non si è mai abituato fino in fondo, ormai si sente poco.

Contro la crisi dei partiti, Sgarbi lancia il grillismo di destra : il “Partito della Capra”

mercoledì, giugno 13th, 2012

Grillo ormai al 20%. Se i partiti tradizionali continuano così, lo faranno arrivare al 50%

I partiti e i parlamentari eletti con il “porcellum” ormai sembrano in preda ad una sorta di cupio dissolvi in un clima da basso impero :

  • anche in questi giorni si spartiscono le poltrone delle Authority “indipendenti” (dovrebbero essere indipendenti dai partiti, prima di tutto);
  • prendono per i fondelli i cittadini sul taglio dei rimborsi elettorali, del numero dei parlamentari e dei loro scandalosi emolumenti;
  • continuano a scannarsi per le nomine RAI; alcuni (come i parlamentari del PDL) cercano di sterilizzare le nuove norme anticorruzione;
  • salvano il sen. De Gregorio dagli arresti domiciliari (il diversamente magro Senatore è l’antesignano dei Razzi e degli Scilipoti, tutti transfughi dall’ IDV e accampati nelle allora comode schiere berlusconiane).

E ci fermiamo qui.

Ormai dovrebbe essere chiaro a tutti che il successo di Grillo e del suo Movimento non sono la causa, ma l’effetto della degenerazione del sistema dei partiti e della politica “ufficiale”.

La “gente” – anche quella un tempo berlusconiana – chiede aria nuova?

Berlusconi, si sa, è un eccelso professionista del marketing : la gente vuole i giovani? E lui dichiara che chiederà ad una società di marketing di selezionare 100 giovani per costituire la nuova classe dirigente del PDL. In questo B. è coerente con la sua singolare concezione della democrazia di partito-azienda in cui a scegliere chi comanda non sono i militanti di partito. Il compito spetta sempre lui, il Leader Supremo, che ieri ha cooptato direttamente Alfano, oggi si avvale di una sua società di fiducia.

Questo non basta, perché la “gente” non subisce più il fascino del nome PDL? Ebbene si studia il restyling del partito, gli si cambia nome e confezione : già usati Forza Italia, Popolo della Libertà, Partito della Libertà, Partito del Buongoverno, mentre il marchio Italia Pulita depositato nei giorni scorsi da Berlusconi sembra essere invece il clone di un marchio già depositato da un altro.

E’ un po’ come se la FIAT, di fronte all’insuccesso commerciale di una sua auto (si pensi alla famigerata UNO con la coda, la DUNA, probabilmente una delle auto più orribili mai prodotte dall’intera industria automobilistica mondiale) la riproponesse tale e quale, però in colori e nomi differenti (per es. Verde : GreenBelt; bianca : EcoCar; Marrone ; BrownSugar Point; Nera : Black Room) per cercare di piazzarla in differenti segmenti di mercato.

In soldoni – di fronte all’implosione del PDL – si cerca di diversificare il prodotto, sempre lo stesso, proponendone però più formati o contenitori. L’idea della nuova linea di prodotti, che circola da un po’ di tempo nel PDL, è stata esplicitata da Vittorio Sgarbi in un’intervista al IL Giornale l’11 giugno 2012.

La saga delle nuove liste di destra : dal “Silicone”, agli “Amici degli animali” fino al “Partito della Capra”

Sgarbi spiega che lancerà su scala nazionale un suo partito, il Partito della Rivoluzione, una sorta di Movimento 5 Stelle di destra, che cercherà di sottrarre consensi agli “incazzati” che guardano a Grillo.

Accanto al suo partito, per dare ampia possibilità di scelta agli elettori di destra allo sbando, ci dovrebbero essere (i nomi non sono ancora noti, ma qui noi li definiamo con nomi di comodo, n.d.A.) il “Partito del Fascio alla Vaccinara” di Storace; il “Partito degli Amanti del Silicone e del Latex” della Santanchè; la lista “Centro Massaggi Cervicale” di Bertolaso; la lista “Amici degli Amici degli Animali” della Brambilla; il “Partito di Fascio e di Governo”, ovvero la nuova AN dei Gasparri e dei La Russa; il “Partito dei Carini” di Montezemolo.

Ma la componente di Forza Italia del PDL? Sgarbi spiega: “Si spacchetta in Forza Italia Senior, dove Berlusconi sarà costretto a essere capolista con quelli da più tempo con lui, e prenderebbe il 12 per cento, e una Forza Italia Junior per fare spazio ai volti nuovi, e varrebbe il 6.”. Senza contare la Lega. Questo, secondo lui, permetterebbe alla destra di vincere di nuovo le prossime elezioni.

Sgarbi chiarisce la sua idea : «Oggi il centrodestra è dimezzato rispetto a quattro anni fa. I suoi voti sono evaporati, ma non sono andati a sinistra: quando è andata bene sono diventati di Grillo, perché Grillo è come una volpe nel pollaio, ruba dappertutto come dimostra il caso Parma. .. Allora a destra bisogna creare un riferimento che sia protestatario quanto Grillo e gli impedisca di fare razzia.». Lu ipunta nientepopodimeno che al 10% dei voti, con il suo conservatore Partito della Rivoluzione, dal vago sapore messicano paese in cui un singolare ossimoro, el Partido Revolucionario Institucional, domina la scena politica da più di 80 anni.

Poi il noto gentleman e critico d’arte non riesce ad trattenersi da un suo giudizio sul personaggio Grillo, dando prova del suo proverbiale bon ton e rispetto per gli altri : «Il livello mentale di questo poveretto (Grillo, n.d.A.) è tale che se trova uno come me, io me lo mangio perché abbiamo in comune la “pars destruens”, quello che non funziona e va cambiato, ma io ho anche una “pars construens”. Grillo si è dato il nome di un albergo, Cinque stelle, a riprova che non vuole una poltrona, ma una camera di lusso».

Dulcis in fundo, la domandina sul premier, che secondo Sgarbi dovrebbe essere “Il candidato della lista più votata, oppure quello indicato dalla lista egemone in concerto con le piccole”.

Il che, tradotto in italiano, suona, per chi avesse dubbi : sarà sempre Berlusconi a decidere.

Commenti

Sul sito WEB de IL Giornale si sono susseguiti i commenti dei lettori, alcuni di appoggio, ma molti di critica :

#35 giottin (2468) il 11.06.12 alle ore 14:25 scrive:

Partito della rivoluzione, sa tanto di “hasta la victoria siempre” di che gueveriana memoria e questo non va bene. In quanto a Sgarbi se si impegna solo un pochettino prevale su Grillo in quanto a parolacce e questo non va altrettanto bene.

Io condivido molto di quello che dice Sgarbi, però in quanto ad affidabilità……lascia poche speranze, basti vedere come sono finite le sue performance da sindaco in vari Comuni”.

#27 Demostene2010 (140) il 11.06.12 alle ore 12:14 scrive:

Bravo Vittorio! Dopo il successo travolgente di Salemi è arrivato il momento di prendere in mano le sorti del Paese! Un altro fallito che invece di lasciare raddoppia…pochi ne avevamo...”

#22 jimisong (27) il 11.06.12 alle ore 11:12 sottolinea l’alto concetto di educazione, condiviso dal critico d’arte e dal comico:

A Vittò provaci pure tu! Almeno ci facciamo quattro risate sui duelli di parolacce con Grillo! Non vedo l’ora

Ma il suggerimento migliore che consentirà al partito di Sgarbi di ottenere tutto il successo che merita, arriva dal lettore #33 barone_1 (22) che il 11.06.12 alle ore 13:39 scrive:

Suggerisco come nome della lista civica: “capra capra capra”. Semplicemente geniale

PS – Per chi volesse saperne di più su Vittorio Sgarbi, riproponiamo qui di un nostro vecchio post, che ripercorre la carriera professionale e politica del Nostro.

Da Stravinskij a Berlusconi

Su “Il Giornale” del 1 febbraio 2011, Sgarbi scrive un articolo sul caso Ruby, dove  immagina un eventuale interrogatorio di Berlusconi da parte della Bocassini, in cui afferma che “Berlusconi in privato …fa ascoltare” l’Uccello di Fuoco”  alla sedicente nipote di Mubarak”. Inevitabile la domanda : l’Uccello è quello di Igor Stravinskij o quello dello statista di Arcore?

Sgarbi  – da presunto cultore della materia – si intrattiene volentieri sul rapporto tra uomini politici e mondo femminile, spesso popolato da giovanissime aspiranti al successo, come Nicole Minetti, disposte a “un rapporto affettuoso” con  un uomo politico anziano dal “flaccido don” (siamo debitori di questa bella definizione a Lameduck) –  “c…lo flaccido”, così l’ha definito la Minetti intercettata, parlando di un uomo ricco, potente e soprattutto generoso di cui si sarebbe invaghita.

Nell’articolo, fa capolino la visione del mondo di Sgarbi sulle donne, che lui pensa di conoscere bene, dato che ne frequenta “cinquanta a settimana”. Roba da far impallidire il presunto harem di Berlusconi.

Già in precedenza Sgarbi su Il Giornale aveva parlato di Fini e di Berlusconi e del loro rapporto con le donne, criticando Fini e lodando Berlusconi.

Tutto nasce quando Sgarbi rilascia un’intervista al settimanale “A” sul caso Fini-Tulliano-casa di Montecarlo.   Feltri si butta a pesce e il 14 agosto pubblica un’articolessa del primo cittadino di Salemi.

Vittorio Sgarbi. Chi era costui?

Tutti sanno chi è Sgarbi. Garbato, cortese, assai rispettoso con gli interlocutori che dissentono da lui, riservato, fedele. Tiene molto alla legalità, tanto è vero che non si conoscono nemmeno sue infrazioni ai divieti di sosta. In effetti ha girato per anni con la scorta di stato pagata dai contribuenti.

Si dichiara critico d’arte e polemista. Molti nutrono più di un dubbio sulla prima qualifica, mentre sulla seconda non possiamo che convenire. Se qualcuno non ne fosse convinto, può consultare su Youtube la hit parade delle performance televisive del pacato intellettuale.

Sgarbi – da vero uomo di mondo – si muove a tutto campo, come risulta dal suo curriculum. sgarbi-incazzato-2Su Wikipedia qualcuno si è preso la briga di elencare le sue numerose condanne – per truffa ai danni dello stato (definitiva) e soprattutto per diffamazione – cui si è talvolta sottratto, suo malgrado, con indulti e prescrizioni.

Ma ciò a cui tiene di più sembra sia la coerenza. Al riguardo,  Wikipedia (http://it.wikipedia.org/wiki/Vittorio_Sgarbi) riporta anche il robusto curriculum delle militanze politiche del Nostro:

  • Partito Comunista Italiano, che lo ha candidato a sindaco di Pesaro;
  • Partito Socialista Italiano, per il quale è stato consigliere comunale a San Severino Marche;
  • DC-MSI, alleanza con la quale è stato eletto sindaco di San Severino Marche nel 1992;
  • Partito Liberale Italiano, per il quale è stato deputato;
  • Partito Federalista, che ha fondato nel 1995 e poi lasciato per aderire alla Lista Pannella;
  • Lista Marco Pannella, con la Lista Pannella-Sgarbi, abbandonata dallo stesso Sgarbi prima delle elezioni;
  • Forza Italia, nella quale ha inglobato il suo movimento I Liberal Sgarbi-I libertari;
  • Partito Repubblicano Italiano con il quale si è alleato per le elezioni europee nel 2004;
  • Lista Consumatori, con la quale si è candidato per le Politiche del 2006, senza essere eletto;
  • UDC-DC, alleanza con la quale è stato eletto sindaco di Salemi nel 2008;
  • Movimento per le Autonomie con il quale è stato candidato alle Elezioni europee del 2009 nel cartello elettorale del Polo dell’Autonomia nella circoscrizione Isole.
  • Con Rete Liberal, alle regionali 2010 del Lazio ha sostenuto Renata Polverini

Ha inoltre fatto parte dell’Unione Monarchica Italiana”.

Roba da fare invidia all’implume Capezzone, ancor giovine di bottega, che però si farà, visto l’impegno che mette nel passare repentinamente da uno schieramento all’all’altro.

Ci preoccupa l’assenza nel suo curriculum della Sudtiroler VolksPartei e del Movimento per la Ricostituzione del Sacro Romano Impero, ma siamo sicuri che colmerà al più presto queste inaccettabili lacune..

Visto da quale pulpito vien la predica, andiamo a vedere che cosa ha dichiarato il Nostro. Sgarbi, che per due anni ha “mantenuto il doveroso rispetto per Gianfranco Fini” , fin qui non ha detto niente. Ma dopo quello che sta succedendo, avverte l’ obbligo morale di prenderne le difese, dando una sua versione. Fini si è innamorato di questa “ragazza semplice e buona”… “La Tulliani, pure intelligente, è certo più bella che intelligente.” Fini come ogni “uomo innamorato non vede la realtà com’è, e interpreta in modo positivo ciò che altri giudicano malizioso”… “Non voglio dire che Elisabetta Tulliani volesse «sistemarsi». Voglio dire che Fini non doveva farsi sistemare.”

E qui inizia l’affondo : “Si può dunque pensare, anzi oggi è una certezza, che Fini sia stato, nella considerazione popolare, sopravvalutato”

Sgarbi a questo punto mostra tutto il suo talento per rubriche come la posta del cuore dei settimanali femminili. Parla delle ragazze “nell’orbita di uomini di fresco potere del centrodestra”, spesso raccomandate per intraprendere carriere artistiche e televisive. gif-ragazza-che-cammina-sexy1Ma anche delle donne della stagione politica precedente, “dominatrici di altri politici democratici o democristiani”. … “Donne di personalità forti che hanno letteralmente «occupato» i loro uomini condizionandone scelte e destini. Come per Fini, l’epilogo di Mastella si deve al cieco amore per Sandra. Clemente ha fatto saltare tutto, ha perduto se stesso, e ha fatto cadere Prodi per amore di Sandra. Quando essa è stata incriminata, non ci ha visto più e ha abbandonato tutto.” Adesso Alberoni può anche andare in pensione.

Però lui, Sgarbi, mica si fa condizionare dalle donne, come i comuni mortali di sesso maschile. “E ciò – rivela Sgarbi – li differenzia da me, e, anche se in modo più artigianale, da Berlusconi, che ha una sua «ingenuità», che amiamo essere «visitati», non «occupati». E non ci lasciamo travolgere né dal fascino, né dal potere seduttivo di una donna.” Anche Sgarbi, come il Berlusconi così definito dal suo avvocato di fiducia, si vanta di essere una sorta di ghedinesco “Utilizzatore Finale”.

D’altro canto Sgarbi afferma che “la Tulliani … non è dominatrice. Chiunque poteva prenderne le misure e non farsi travolgere dal suo giovanile entusiasmo. Meno Fini.” Con la scusa della difesa del Presidente della Camera, a Fini viene dunque affibbiato di fatto il ruolo del pirla che si fa infinocchiare dalla “sgallettata” di turno. L’abilissimo Sgarbi strizza l’occhio al maschilismo di molti elettori di destra,sgallettata-1 che provano una sincera ammirazione per l’Utilizzazione Finale (“una botta e via”è l’elegante espressione di uso comune) e una commiserazione per chi “ci casca”. L’invidia nei confronti del Leader Supremo non è assolutamente appannaggio dei “sinistri”, come la vulgata di destra vuol far credere. La maggior parte dei maschietti di destra, costretta a una “modica dose” di sesso coniugale, guarda con invidia a chi si può permettere l’overdose di sesso extraconiugale (vero o presunto, non ha importanza) con attricette e veline che appare privilegio del potere. Lo ius primae noctis, appreso nei lontani tempi di scuola, riemerge con forza ad opera dei nostri satrapi da avanspettacolo. Al riguardo, in un’intervista rilasciata a “Il Secolo XIX” di Genova, Sgarbi non ce la fa più a trattenersi e, come fosse con gli amici al Bar Sport, si lascia andare a questa dichiarazione “Io frequento 50 donne a settimana e, così come non ho storie d’amore con tutte, da tutte mi libero”. Come a dire “a me Silvio e il Merolone mi fanno una s…”. (Sgarbi dovrebbe sapere che in giro c’è chi conosce non solo Geminello Alvi, ma anche Plauto e il suo Miles Gloriosus e potrebbe fare imbarazzanti paragoni).

Mentre il Fini innamorato è “sorprendente e pericoloso”, al contrario “… l’abile, seppur generoso, Silvio, non ebbe dubbi, non si lasciò travolgere… si è liberato di tutte, anche di Veronica.”berlusco-fa-le-corna

Ma il gentleman ferrarese fornisce materia anche per le gentili lettrici di destra, indotte a pensare che di Fini non ci può fidare perché ha tradito la moglie per una “sgallettata” qualsiasi.

Sgarbi completa il servizietto a Fini, iniziato da Feltri :

  • tradisci il patto con gli elettori del PdL perché dissenti da Berlusconi (Feltri)
  • tradisci la fiducia del tuo stesso ex-partito (Feltri, che accusa Fini di uso privato di beni del partito) e non puoi fare il moralizzatore (altro slogan molto in voga tra i destri e i Grillini : “Il più pulito ci ha la rogna”);
  • infine sei un uomo “dabbene” che si lascia abbindolare dalla prima “velina” e quindi come si fa a fidarsi di te (Sgarbi)?

Ed ora si arriva al dunque. Qualcuno ancora pensa che Fini abbia mostrato disaccordo con Berlusconi per ragioni politiche, come legalità, federalismo e quisquilie di questa natura? Macché, Sgarbi fa sapere che il Fini “travolto dalla passione … si irrita quindi con Berlusconi per alcune sortite di «Striscia la Notizia»” che riguardano la sua compagna. E quindi conclude che “Da questa vicenda Gianfranco esce come un ingenuo, inadeguato a misurarsi con le realtà complesse e difficili della politica”.

In soldoni da “Il Giornale” si comunica alla platea della destra che Fini è: traditore (Feltri), imbroglione (Feltri), fesso (Sgarbi), incapace (Sgarbi). Ciapa su e porta a ca’.

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Certo che Sgarbi nell’operazione di demolizione della figura di Fini è assai più sottile di Feltri, che va giù con l’accetta. Se Feltri parla alla pancia degli elettori di destra, qui Sgarbi li titilla ancora più efficacemente dentro le mutande. D’altro canto è noto, non solo ai fan di De Andrè, che anche per il Re Carlo che “tornava dalla guerra … più che l’onor poté il digiuno!”.

All’autore di questo post, l’operazione di demolizione della figura di Gianfranco Fini appare invece strumentale e scandalosa. Molto al di là delle sue eventuali responsabilità nella vicenda monegasca, che la magistratura dovrà appurare. Certo, se si dovesse dimettere lui che non è nemmeno indagato, i due grandi Utilizzatori Finali, Berlusconi e Sgarbi – che qualche problemuccio con la giustizia ce l’hanno avuto – cosa dovrebbero fare?

Chi vuole consultare la hit parade di Sgarbi clicchi qui sotto :

http://youtu.be/lCQrKS5F1WE

Grillo è di destra o di sinistra?

lunedì, maggio 14th, 2012

Visto l’interesse suscitato, riproponiamo una sintesi del post sul “fenomeno” Grillo, recentemene apparso sulla” casa madre” di questo Blog.


1 – Grillo: chi era, chi è.

Beppe Grillo (1948) secondo molti suoi critici sarebbe un ex-comico, divenuto oggi un politico populista. Molti non si pronunciano sul suo futuro, ma lo vedono seduto in Parlamento, nonostante le sue numerose dichiarazioni in senso contrario.

Scoperto” da Pippo Baudo, acquista notorietà per alcune sue partecipazioni in TV negli anni ’70 e per la conduzione del Festival di Sanremo nel 1978. Nel suo curriculum c’è anche qualche apparizione cinematografica.

Le sue esibizioni televisive vanno prendendo nel tempo connotazioni sempre più satiriche. La sua carriera TV si interrmpe poi bruscamente nel novembre 1986, in seguito a un suo commento alla megatrasferta in Cina del Governo del socialista Craxi, pronunciato durante il varietà televisivo Fantastico : “A un certo momento Martelli (allora vice di Craxi) ha fatto una delle figure più terribili… Ha chiamato Craxi e ha detto: “Ma senti un po’, qua ce n’è un miliardo e son tutti socialisti?”. E Craxi ha detto: “Sì, perché?”. “Ma allora se son tutti socialisti, a chi rubano?”

Bandito dalla TV, Grillo fa spettacoli teatrali in cui propone temi ambientali e di critica politica, finché il nuovo consiglio di amministrazione della RAI, insediato all’epoca di “Mani Pulite”, lo richiama in TV. Va in onda il “Beppe Grillo show” che ottiene un grande successo di ascolti.

Successivamente Grillo torna agli spettacoli teatrali e alle piazze, in cui tratta tematiche ambientali (lotta agli inceneritori, incentivazione delle energie rinnovabili) e di critica politica. Apre un blog di grande successo che è tuttora in testa alle classifiche italiane.

E’ contro la TAV, il copyright, le centrali a carbone, la politica industriale delle case farmaceutiche. Dopo aver criticato in passato computer e internet, diventa un fautore dei blog e di Internet. Ha una sua casa editrice che ha lanciato la collana beppegrillo.

Nel giugno 2007 Grillo interviene al Parlamento Europeo, parlando di energie alternative e denunciando la presenza nel Parlamento Italiano di decine di condannati in via definitiva. Nello stesso anno organizza il “Vaffanculo Day” nelle piazze di varie città italiane, utilizzando i blog come forma di mobilitazione. In occasione dell’evento sono state raccolte centinaia di migliaia di firme per proporre modifiche alla legge elettorale (1 – non sono candidabili cittadini se condannati o in attesa di giudizio; 2 – va posto un limite massimo di 10 anni di permanenza degli eletti in Parlamento; 3 – reintroduzione della preferenza diretta per votare i parlamentari). Le proposte, depositate in Senato da Grillo nel dicembre 2007, non hanno avuto riscontro, anche perché il Parlamento si è sciolto nel febbraio successivo per la caduta del Governo Prodi.

Nel 2008 durante il “Monnezza Day” tenutosi a Napoli, Grillo denuncia “lo sfruttamento del Sud da parte del Nord”. Nel successivo “V2 Day” Grillo presenta tre referendum abrogativi (abolizione dell’ordine giornalisti, della Legge Gasparri e dei finanziamenti ai giornali). Altre iniziative riguardano la proprietà pubblica dell’acqua, la limitazione per le nuove costruzioni edilizie, la diffusione di trasporti pubblici non inquinanti e di piste ciclabili, il riciclaggio dei rifiuti, le energie alternative.  Si impegna per il referendum contro la privatizzazione dell’acqua. Risultato raggiunto, ma da consolidare.

Nel 2009 Grillo annuncia provocatoriamente la sua candidatura alle primarie del Partito Democratico. La Commissione Nazionale di Garanzia del PD non gli consente però l’iscrizione al partito e quindi non si può candidare alla segreteria dato che Grillo organizzerebbe “movimenti antagonisti al PD”.  

In seguito al rifiuto del PD, Grillo fonda il il Movimento 5 Stelle. Alle successive elezioni amministrative il Movimento ottiene un discreto successo, con l’elezione di numerosi rappresentati nelle istituzioni locali e regionali.

2 – Grillo e Internet

Dopo aver distrutto più volte dei personal computer al termine di suoi spettacoli, Grillo si è convertito sulla via di Damasco ed è divenuto l’autore di un blog di grande successo, primo in Italia per contatti unici giornalieri. Il blog di Grillo nel 2006 e nel 2008 ha vinto il premio di “Miglior Blog” al Macchianera Blog Awards; mentre nel 2009, gli è stato assegnato il premio come “Miglior blog andato a puttane“.

Secondo alcuni suoi critici, il blog di Grillo avrebbe contribuito a diffondere delle “bufale”, come nel caso della coppia dei cellulari che riuscirebbero a cuocere le uova (una nota leggenda metropolitana originata da un articolo satirico tutto british). Ancor più famosa quella della biowashball, una pallina di plastica forata con all’interno piccole sfere ceramiche che sarebbe in grado di lavare i panni in lavatrice senza detersivo. I test effettuati non hanno dato invece nessun riscontro e il superiore potere pulente della biowashball si è rivelato una bufala.

In seguito alle numerose denunce di “bufalità” ricevute, Grillo ha invitato a non “guardare la televisione o leggere i giornali finanziati dallo Stato” per informarsi. Solo lui e il suo blog sarebbero la fonte di verità da cui attingere.

In altre occasioni Grillo ha pubblicato sul blog dei “quasi falsi”, come le lettere che Benedetto XVI e il presidente cinese Hu Jin Tao – in realtà collage di discorsi pronunciati in diverse occasioni – avrebbero inviato a Grillo in quanto influente opinion leader.

Altri accusanoGrillo di censura, in quanto dal suo blog verrebbero eliminati i commenti “sgraditi”.

3 – Grillo e la Casaleggio Associati

Molti osservatori fanno rilevare che dietro Beppe Grillo e il Movimento 5 Stelle ci sono le eminenze grigie della società di marketing e gestione delle reti della ditta Casaleggio & Associati. Berlusconi quando lanciò Forza Italia si avvalse della struttura e delle menti della sua potentissima Publitalia (molti suoi funzionari e dirigenti divennero parlamentari o governatori di regione); Grillo, nel suo piccolo, ha la Casaleggio.

Come racconta uno dei fratelli Casaleggio nel libro “Web Ergo Sum” (2004), la svolta internettista di Grillo – che fino ad allora distruggeva i computer – avvenne dopo un incontro con lui. Gianroberto Casaleggio, divenuto consigliere di Grillo, ne avrebbe curato in seguito l’immagine, il blog (cura anche quello di Di Pietro), la rete dei Meet-up, le iniziative editoriali. Secondo alcune voci, sarebbe sua l’idea del V-Day.

Pietro Orsatti, su MicroMega 5/2010, sottolinea come il ritorno “di visibilità e il grande impatto del movimento dei «grillini» sia dovuto in gran parte alla sinergia con questa azienda specializzata nella comunicazione e nel marketing digitale”. Secondo la Casaleggio “Le reti sono ovunque intorno a noi. Fino a qualche anno fa, le relazioni tra persone, oggetti ed eventi erano attribuite al caso. L’unico modo per ipotizzare il funzionamento dei sistemi complessi era attribuirne le ragioni ad avvenimenti casuali. La vita e l’evoluzione delle reti seguono invece leggi precise e la conoscenza di queste regole ci permette di utilizzare le reti a nostro vantaggio”.

Anche sulla rete, è l’abito che fa il monaco, ovvero l’immagine è tutto : lo staff Grillo avrebbe fatto censurare una video-song satirica di Tony Troja, il quale sul Fatto Quotidiano aveva parlato di quanto i grillini fossero permalosi. Dopo qualche ora il video su YouTube viene oscurato: “Beppe Grillo come fa?”: questo video non è più disponibile a causa di un reclamo di violazione del copyright da parte di StaffGrillo”.

Ma non era proprio Grillo a lottare contro il copyright? Nel suo spettacolo “Incantesimi” (2006) aveva affermato che “La conoscenza deve andare libera. L’umanità va avanti quando la conoscenza è libera. I copyright, i diritti d’autore bloccano la ricerca, bloccano il progresso dell’umanità. […] Viva la pirateria!” Adesso capiamo che lottava solo contro il copyright altrui.

4 – Grillo, la giustizia e il fisco

Il blog www.tafanus.it ricostruisce la condanna di Grillo per omicidio colposo plurimo.

Il 7 dicembre 1982 … decide di partire con alcuni amici alla volta di Col di Tenda, sulla antica via romana tra la Francia e la Costa ligure. In pratica, una strada sterrata militare in alta quota che porta a delle antiche fortificazioni belliche. Con lui ci sono i coniugi Renzo Giberti e Rossana Guastapelle .. col figlio Francesco di 8, oltre a un altro amico di nome Mambretti… Un quinto amico decide di scendere assieme alla fidanzata e al cane. Una scelta di buon senso, che salverà la vita al gruppetto dei “rinunciatari”… Un altro gruppo di amici, nonché un’opportuna segnaletica,lo sconsigliano vivamente; a esser precisi, la strada è chiusa. Fa niente: Grillo ha uno Chevrolet Blazer …All’altezza di Bec Rouge …l’auto sbanda su un ruscelletto ghiacciato e scivola verso una scarpata. Grillo riesce a scaraventarsi fuori dall’abitacolo, ma gli altri no, e l’auto rotola nella scarpata per un’ottantina di metri. Mambretti sopravvive non si sa come. I due coniugi muoiono, e ciò che resta del figlio viene trovato sotto la fiancata dell’auto.

Segue processo : in primo grado Grillo viene assolto per insufficienza di prove. L’accusa ricorre in appello, producendo le prove che la strada percorsa da Grillo era strada era “chiusa al traffico” per pericolosità. “La Corte d’appello di Torino, il 13 marzo 1985, lo condannò a un anno e quattro mesi col beneficio della condizionale, ma col ritiro della patente. Non andrà meglio in Cassazione, l’8 aprile 1988: pena confermata nonostante gli sforzi dell’avvocato Alfredo Biondi, che nel settembre scorso è stato peraltro inserito da Grillo nella lista dei parlamentari condannati e dunque da epurare: il reato fiscale di Biondi in realtà è stato depenalizzato e sostituito da un’ammenda, tanto che non figura nemmeno del casellario giudiziario, diversamente dal reato di Grillo che perciò, secondo la sua proposta di non candidatura dei condannati, non potrebbe candidare se medesimo.”

Alcuni organi di stampa e blog hanno riportato anche la notizia dei condoni per abusi edilizi e irregolarità fiscali di cui avrebbe usufruito Grillo. Secondo il quotidiano Il Tempo, la Gestimar srl, l’immobiliare della famiglia Grillo proprietaria di una decina di immobili in Liguria e in Sardegna si è avvalsa del condono tombale, per gli esercizi degli anni 2002 e 2003.

Durante le sue pubbliche apparizioni il comico avrebbe poi ammesso di aver utilizzato i condoni, che lui – pubblicamente – contesta così duramente (vedi lettera a Repubblica in cui nel 2004 accusava i parlamentari di centrodestra, che avevano approvato i condoni, di avere fatto un favore agli evasori e di stimolare comportamenti elusivi).

5 – Grillo  e la  pecunia.

Nel 1984 Grillo accetta di partecipare alla Festa dell’Unità di Dicomano (Firenze) per 35 milioni di lire. La sera dello spettacolo piove a catinelle e il pubblico non viene. Incassi scarsi. I compagni della sezione locale cercano di ricontrattare il compenso, ma Grillo, da buon genovese, non fa sconti. L’unico con busta paga della segreteria comunista è Franco Innocenti, 26 anni, che deve stipulare un mutuo ventennale per pagare Grillo. Fino ai 46 anni dovrà lavorare per pagare un comico che, almeno in questo caso, ha fatto piangere qualcuno.

6 – Grillo e l’ecologia

Sono note le sue battaglie per la diffusione delle energie alternative e per il risparmio energetico. Secondo Chicco Testa ex- amministratore delegato dell’Enel che fece compiere verifiche, Grillo si fece installare 20 KW a casa (contro la media di 3 KW della maggior parte delle case italiane), mentre il l’impianto fotovoltaico da lui installato ne produrrebbe al max 2. A merito di Grillo tuttavia andrebbe ascritto il fatto di avere stipulato il primo contratto di fornitura di energia elettrica all’ Enel da parte di un singolo cittadino. Contratti poi diffusi in seguito ai provvedimenti governativi di incentivazione delle energie alternative.

Altri rimproverano a Grillo il possesso di barche e di una Ferrari che proprio ecologiche non sono.

7 – Grillo e la comunicazione

Grillo ha spesso denunciato di essere vittima di censure da parte di stampa e TV. Lui, dice, di battersi per la libertà di stampa e contro ogni forma di censura. Sovente però ha rifiutato di rispondere a domande scomode postegli da giornalisti (per esempio de Il Giornale e de L’Espresso). Per esempio Gilioli dell’Espresso gli avrebbe proposto quattro pagine di intervista sul tema dell’informazione. Dopo avere ottenuto le domande via mail, Grillo si sarebbe rifiutato di rispondere perché le giudicava “offensive”.

Secondo lui i giornali avrebbero paura delle sue battaglie e del Verbo che ci distilla continuamente nei suoi interventi.

Il Blog www.tafanus.it riporta “quanto capitato a Emilio Targia, Edoardo Fleischner e Federica De Maria: tre studiosi che hanno seguito Grillo per due anni, tra spettacoli e appuntamenti col suo staff, per scrivere un libro. Primo saggio “crossmediale” sul fenomeno Grillo, dal titolo profetico: “Chi ha paura di Beppe Grillo?”. Editore: Longanesi, data di uscita prevista: maggio 2007. Contratto stipulato, copie prenotate in libreria. Poi lo stop: Beppe Grillo diffida dal pubblicare il libro.”

…La storia richiama quella di “Grillo da ridere (per non piangere)”, che Kaos Edizioni mandò in libreria nel 2003. «Il libro riportava suoi brani, imprescindibili per raccontarlo. Nonostante fosse una biografia tutt’altro che critica verso Grillo, lui ne chiese e ottenne il sequestro», racconta il curatore Lorenzo Ruggiero.”

Grillo, come Berlusconi e – fino a poco tempo fa – Bossi, si pongono come “un uomo solo al comando”. Ma finché si pensava a Fausto Coppi in fuga al Tour de France la cosa poteva andare : quando riguarda la politica, il pericolo – per la democrazia – è sempre in agguato.

Il linguaggio di Grillo non appare molto diverso da quello di due formidabili demagoghi e populisti, come Berlusconi e Bossi : insulti, allusioni di tipo sessuale per denigrare gli avversari, bufale, minacce, proclami irrealistici e roboanti, riti.

Da un lato (i due B.) si parla dei “coglioni che votano a sinistra”, di quelli che “ce l’hanno duro”, di “stronzi”, “di utili idioti”. Si mostra il dito medio e si fanno pernacchie. Si insultano i giornalisti, si incitano le guardie del corpo a menarli (Bossi), si toglie loro il microfono o la tribuna con proclami bulgari.

Dall’altro, Grillo parla del premio Nobel Rita Levi Montalcini come di “una vecchia puttana”, dei leader politici italiani come dei “dementi”, di Fassino come “una salma”, di Berlusconi come dello “psiconano”, di Vendola come “il buson” (frocio, in dialetto bolognese) e di un “buco senza una ciambella”. Dopo una puntata di Porta a Porta chiosa : “Prodi ha l’Alzheimer”. Sul suo blog si chiede “Ma il Presidente Napolitano è in salute? Posso avere, per favore, la sua cartella clinica?”. Il tutto condito con dei “vaffanculo”.

Da un lato (i due B.) si officiano canti liturgici (“E Forza Italia”, “Va pensiero”) e riti dell’ampolla (gli effetti della ripetuta esposizione alle inquinatissime acque del Po sono sotto gli occhi di tutti); dall’altro (G.) c’è la litania liturgica dei vaffanculo e il rituale della traversata in canotto portato a braccia dalla folla dei fedeli o della distruzione sul palco dei computer, un mezzuccio retorico che richiamava la distruzione delle chitarre al termine dei concerti dei gruppi rock negli anni 60-70. 

Da un lato c’era un comico dilettante, Berlusconi, che raccontava le sue barzellette di fronte ad un pubblico adorante e impermeabile a qualsiasi critica, insieme ad un tragicomico involontario come Bossi, che mostrava il dito medio e profferiva pernacchie agli avversari di fronte ad un popolo padano adorante e impermeabile a qualsiasi critica. Dall’altro oggi c’è un comico professionista, Grillo, che esegue i suoi lazzi e le sue sparate di fronte ad un pubblico ugualmente adorante e impermeabile a qualsiasi critica.

Le reazioni alle eventuali critiche rivolte ad ognuno dei tre leader “carismatici” suscitano spesso nei fans reazioni scomposte, piene di insulti, accuse personali e di pesanti allusioni sessuali. Chi ha avuto modo di seguire i commenti dei lettori de Il Giornale pieni di insulti di volta in volta per “i Komunistelli”, per Casini, per Boffo, per il direttore di Famiglia Cristiana, per Montezemolo e per la Marcegaglia, per Fini e Bocchino, per la Bocassini e per i magistrati “rossi” avrà notato forti analogie di linguaggio con quello dei seguaci di Grillo sul suo blog o sui blog che ospitano post non troppo teneri con Grillo. Prima si insulta e si lanciano accuse di connivenza con “la vecchia politica che ha portato allo sfascio questo paese di merda”, poi si riafferma la propria fede nel capo carismatico per mettersi la coscienza a posto.

Il loro linguaggio per certi aspetti richiama da vicino quello utilizzato da Guglielmo Giannini, il fondatore del movimento dell’Uomo Qualunque, che ebbe un discreto successo nel dopoguerra. Sulla rivista di Giannini per irridere gli avversari se ne storpiavano i nomi : Piero Calamandrei diviene Caccamandrei; Salvatorelli diventa Servitorelli; Vinciguerra è trasformato in Perdiguerra. Il “vento del Nord” diventa “rutto del Nord”. Una vignetta dal titolo PDF (ossia “pezzo di fesso”) ospitava i personaggi sotto tiro.

L’idea di Giannini era di dare spazio alle opinioni “dell’uomo della strada”, contrario al regime dei partiti e al dirigismo economico. Le idee di Grillo sono poi così diverse?

8 – Grillo monologhista, monomaniaco e monomediale?

Grillo ha scelto il dialogo a senso unico, il monologo, e cerca di evitare chi pone domande scomode. E’ la strategia comunicativa del resto utilizzata per anni da Berlusconi. Il quale, al massimo, sceglieva di andare nel salottino accogliente di Porta a Porta, da un Bruno Vespa pronto a fornirgli gli assist e le scrivanie di ciliegio in cui firmare fasulli contratti con gli italiani. E ogni tanto di telefonare a Floris, Santoro e Lerner in diretta, per insultarli, per dare loro la patente di fazioso, per poi riattaccare prima che gli interlocutori potessero rispondergli a tono.

E’ una strategia comunicativa non democratica, che favorisce la demagogia di chi solletica i sentimenti viscerali dei suoi ascoltatori e il culto della personalità.

Berlusconi e Grillo sono entrambi monologhisti, comunicano a senso unico; sono monomaniaci (B. contro i comunisti che si annidavano dappertutto; G. contro tutta la classe politica, nessuno escluso) e monomediali (Berlusconi preferisce il linguaggio televisivo e i canali TV di cui può disporre a piacimento, mentre Grillo si è arroccato su Internet).

Entrambi fanno largo uso della teoria del complotto. Per B. erano “le toghe rosse” , “i comunisti” e i “poteri forti” a tramare contro di lui, per ostacolarne le riforme e il “nuovo che avanza”. Per G. sarebbero i partiti, i vecchi leader, le banche, le multinazionali che impedirebbero le riforme di cui avrebbe bisogno il Paese. Sono tutti da buttare; secondo Beppe Grillo “sono residuati bellici, gente vecchia che parla di concetti vecchi, che propaganda tecnologie “morte e sepolte” come il nucleare, che vive una politica putrefatta” (Curzio Maltese, Il Venerdì di Repubblica, 13 agosto 2010).

In questo Grillo ha dei punti di contatto con il linguaggio populistico del sindaco Renzi, il rottamatore della “vecchia” classe politica, ma va molto oltre.

Berlusconi e Grillo si dipingono entrambi come vittime di una discriminazione da parte del mondo della comunicazione : per B. quasi tutta l’informazione, anche quella di Mediaset, a parte Emilio Fede, era in mano “ai comunisti”; per G. sarebbe in mano a giornalisti pagati dallo stato, tramite il finanziamento pubblico, e dagli oligopoli, che hanno interesse al mantenimento della status quo. Grillo ha detto che ai talk-show non ci devono andare i rappresentanti del Movimento 5 Stelle, perché sono tutti dei partiti e dei giornalisti schierati. Che il giornalisti tranne pochi (probabilmente quelli de Il Fatto quotidiano) fanno schifo. Che a tutti i partiti bisognerebbe fare il “processo di Norimberga”. Che bisogna uscire dall’Euro. Che non pagherà le tasse, se prima non gli dicono come e dove saranno spese. Che la Lega Nord è stata colpita dalla magistratura perché è all’opposizione di questo governo.

Dulcis in fundo, ha affermato che “La mafia non strangola le sue vittime, si limita al 10% di pizzo” (in Sicilia, il 29 Aprile 2012), a differenza dello stato che ti strangola con le tasse.

A proposito di tasse, ecco altre dichiarazioni di Grillo che forniscono un comodo alibi agli evasori: “se tutti pagassero le tasse si ruberebbe il doppio”, “i controlli della Finanza sono un modo per istillare l’odio sociale”. D’altro canto anche Berlusconi ha affermato più volte che sarebbe legittimo evadere le tasse quando sono troppe, ottenendo valanghe di voti tra le partite IVA. Segnaliamo, a chi facesse finta di niente, che le tasse – per chi le deve pagare – sono sempre troppe, anche quando sono basse. Ovvero, se chi può farlo e corre pochi rischi di essere beccato evade l’IVA al 21%, evaderà anche quella l’IVA al 4%. Il resto sono chiacchiere e distintivo.

La “curva sud” dei fan di Grillo – anche quando costui palesemente la fa fuori dal vaso – si affannano a “contestualizzare” e “interpretare” per giustificarlo : un po’ come il vescovo “Fisichella” quando contestualizzava la blasfemia del “cattolicissimo” Berlusconi.

9 – Grillo è di destra o di sinistra?

Grillo punta al bersaglio grosso e solletica la pancia dei delusi dai partiti (secondo i sondaggi quasi il 40% degli elettori), dei meridionali disoccupati quando è al Sud (“Il Sud sfruttato da secoli dal Nord”), dei padani quando sta al Nord (“la Lega colpita dalla magistratura perché sta all’opposizione”), degli evasori e le partite IVA (“lo stato ti strangola con le tasse e non si pagano le tasse se prima non dicono come le spenderanno”), degli ecologisti (con le energie alternative e le pseudomiracolose Biowashballs), dei delusi dall’euro (è meglio uscire dall’euro) e degli antagonisti come i NoTAV, dei giovani che hanno di fronte solo disoccupazione e precarietà, di quelli che sono preoccupati per la microcriminalità e per gli immigrati (per esempio, si è detto contrario allo ius soli e preoccupato per la presenza dei rom).

Manca solo che Grillo dica che gli allevatori non devono pagare le multe per le “quote latte” o che le farmacie e i tassisti non si devono toccare e poi Grillo si garantirebbe potenziali consensi praticamente in ogni terra di conquista.

D’altro canto anche se molti argomenti da lui usati sono contraddittori, questo non conta agli occhi dei suoi seguaci : ognuno prende ciò che gli interessa o lo colpisce di più. E’ vecchia la tecnica del venditore di auto : se si trova di fronte ad una famigliola con tre figli, il venditore descrive l’auto come “spaziosa e spartana nei consumi”; se il potenziale acquirente è un giovane tamarro con la fidanzata “bona”, la stessa auto è definita “sportiva ed elegante, con un impianto stereo potentissimo”.

Berlusconi – quando si presentava come “il Presidente Operaio” – del resto prometteva : metterò meno tasse per tutti e aumenterò le pensioni, vi darò un milione di posti di lavoro e una casa per tutti. Come avrebbe fatto ad aumentare le pensioni e a dare una casa a tutti diminuendo le tasse non era dato sapere : erano provvedimenti incompatibili, visto il livello del nostro debito pubblico. Ma alla gente allora ciò non importava. E adesso la gente si lamenta perché oggi, con tasse, IMU e riforma delle pensioni, deve pagare i conti di ieri e le malefatte di una classe politica cui la gente ha concesso il proprio voto di scambio turandosi non solo il naso, ma gli occhi e le orecchie.

Recentemente il quotidiano Libero (27 aprile 2012) metteva in evidenza che nei comizi di Grillo ci sono anche alcuni elementi che spiegano perché piaccia, oltre che all’elettorato deluso dalla sinistra, anche a quello di centrodestra. “Il primo è senza dubbio la nazione: Grillo non fa che scagliarsi contro le istituzioni sovranazionali, propugna la fuoriuscita dall’euro e quindi il ritorno alle vecchie monete e ai sacrosanti inviolabili confini. Grosso modo il programma della cara Marine Le Pen e di tutta la destra sovranista (di cui in Italia purtroppo si sono perse le tracce). Il secondo è l’immigrazione, che al comico-politico non piace per niente. Dopo la nazione e l’immigrazione il terzo argomento che fa di Grillo un uomo oggettivamente di destra è la libertà personale. Altro che il Berlusconi prima maniera! Se tutti i grillini fossero come il loro duce (pardon, fondatore) il Movimento 5 Stelle sarebbe la nuova Casa delle Libertà.”

Grillo è un “duce” come lo definisce Libero? Al riguardo lascio la parola a Emanuela G, che ha inviato il seguente commento al sito WEB de Il Fatto quotidiano :

Grillo non è “semplicemente il testimonial” del Movimento 5 S. Ne è il proprietario: ha depositato e brevettato il marchio del movimento . All’ interno del Movimento chi non si è allineato esattamente sulle sue parole si è trovato sbattuto fuori: non da un assemblea, un voto di sfiducia o simili basse pratiche da partiti. Lo ha detto lui, e basta.

Del resto non lo fanno tutti i leader supremi del proprio movimento? Lo ha fatto Berlusconi con Fini, definito dalla stampa embedded del Biscione “un traditore” e messo alla gogna per mesi con “la casa di Montecarlo”. Lo ha fatto il leghista Maroni con Rosi Mauro, capro espiatorio sacrificato per salvare il vecchio leader Bossi.

Il “liberale” Berlusconi non ha nominato Alfano segretario del “suo” partito, senza consultare nessuno? Bene, il Grillo che si batte strenuamente per la democrazia ha cooptato poco democraticamente i quattro responsabili del Movimento, senza che la base li avesse scelti.

Ricordiamo un titolo del quotidiano Libero dopo le elezioni regionale del 2011 : “Il Cav al Grillo ammazza Pd :”Lunga vita, così ci fai vincere”

10 – Grillo l’oclocrate : “padrone” o “garante” del M5Stelle?

Sul blog www.rinabrundu.com , Rina Brundu posta un articolo sul rischio (reggettevi forte) dell’olocrazia. Riportiamo le sue parole : “ L’oclocrazia sarebbe una ideale forma di amministrazione della cosa pubblica dove le decisioni vengono prese direttamente dalle masse (dal greco όχλος = moltitudine, massa). Per lo più sarebbe una degenerazione demagogica delle possibilità della democrazia. Difficile anche da attuarsi… se, per esempio, si seguisse l’ideale grilliano : tanti login sul suo sito Internet tanti voti incassati. Tuttavia, ora come allora l’oclocrazia portata all’estremo potrebbe avere una sua drammatica conseguenza: ovvero, l’approdo verso una qualsiasi forma di dittatura.”

Prima la Brundu afferma che il Movimento a 5 Stelle non correrebbe questo rischio che “vanta una politica sostenuta da una gerarchia interna digitale di tipo orizzontale, sulla linea dell’ideologia primus inter pares”, per poi smentirsi subito dopo : “… l’ organigramma gestionale espresso dal “grillismo” … è un grafico che mostra una unica verticalità: Grillo stesso! O, nelle parole usate da un suo adepto durante l’ultima trasmissione di Servizio Pubblico di Santoro, mostra… il garante.

La Brundu conclude che Grillo non possa esercitare appieno il ruolo di “garante” dato che non può candidarsi al Parlamento (è stato condannato) e non potrebbe guidare le sue truppe grilline nello scontro finale con il sistema dei partiti. Argomento interessante, ma – non me ne voglia la Brundu – deboluccio.

Interessante rimane comunque l’accenno della Brundu ai rischi della democrazia diretta, dell’oclocrazia , in cui all’abolizione della mediazione dei partiti, farebbe riscontro il ricorso alla democrazia dei referendum, dei televoto, dei login sul WEB. Si provi a pensare a quale risultato avrebbe su internet un referendum sulle misure di riduzione del debito pubblico introdotte da Monti : se i risultati del referendum fossero messi in pratica, faremmo immediatamente la fine non dico della Grecia, ma dell’Argentina di 10 anni fa.

11 – Grillo : un demagogo o un populista? O semplicemente un sincero democratico?

A me gli occhi, please!

Qualche anno fa Sartori anticipava su Il Corriere della Sera il tema della oclocrazia, riproposto in questi giorni dalla Brundu, rilevando che legittimazione del potere – almeno in Occidente – deve essere democratica, cioè fatta sempre in nome del popolo. Anche Chavez in Venezuela si presenta come il “portavoce del popolo”. Il politologo teme al contrario l’eccesso di «democrazia che uccide la democrazia, la democrazia che si suicida».

Sartori introduce la distinzione tra demagogia e populismo, il quale denota “una genuina democrazia «immediata » che nasce dal basso e che, per questo rispetto, è l’esatto contrario di demagogia. Pertanto il populismo così definito… ha la forza di essere una democrazia embrionale genuina, ma al contempo la terribile debolezza di incarnare un infantilismo politico … incapace di costruire alcunché. Le sue proposte «al positivo» sono, appunto, puerili e inconsistenti.

Per Sartori, Grillo non sarebbe dunque un demagogo, quanto un populista : in soldoni più Bossi, che Berlusconi. Poi aggiunge che “nelle democrazie di massa e contestualmente di video-potere senza un (uso) modico di demagogia nessun leader farebbe oramai molta strada”.

Alla classica domanda «cosa avete fatto per il vostro Paese?», Berlusconi potrebbe rispondere: niente, salvo che liberarlo da Prodi. E viceversa. Cioè Prodi potrà dire: niente, salvo che liberarlo da Berlusconi.” . ù

E’ in questo nulla, pieno di molte macerie, che a mio avviso cresce la disaffezione per  la politica tradizionale e la protesta contro i partiti che curano solamente i propri interessi : humus in cui attecchisce e si sviluppa la pianta del M5Stelle.

12 – In difesa di Grillo.

Chi scrive è d’accordo sul fatto che la vecchia condanna per omicidio colposo di Grillo – legato ad una leggerezza da tamarro di provincia, forse ebbrezza da recente possesso di Chevrolet Blazer (se hai un 4×4 devi però sapere che non puoi camminare sulle acque come Gesù) – non debba essere usata per delegittimare la sua azione politica e le sue idee. Inoltre mi trovo d’accordo con Gad Lerner che il fatto che Grillo guadagni molto non debba essere usato come arma di delegittimazione : finché non ruba, non evade e non riceve prebende statali per puri meriti di appartenenza a cricche o partiti, nessuno gli può rimproverare di essere pagato per quanto il mercato gli riconosce. 

A Grillo e al suo movimento va dato il merito di avere posto al centro dell’agenda politica tematiche come il risparmio energetico, le energie alternative, l’etica nell’amministrazione della cosa pubblica, la lotta contro le rendite da monopolio, la democratizzazione dell’informazione.

A Grillo riconosciamo il grosso merito di aver diffuso la concezione che i parlamentari non sono nostri rappresentanti, ma nostri dipendenti, dato che ricevono denaro pubblico. Come ogni padrone che si rispetti, dovremmo tenere sotto controllo i nostri dipendenti, cioè i parlamentari. Così ha diffuso l’idea di far presenziare ai grillini muniti di telecamera ai consigli comunali e provinciali, riversando i filmati sul WEB, per rendere meno segrete le stanze del potere.

Infine gli diamo atto di avere mobilitato le preziose energie di larghi strati giovanili,  che la precarietà e la mancanza di prospettive per il futuro stanno confinando a margine della società italiana.

13 – Grillo : indizi a carico

Non sono d’accordo però che alcuni suoi meriti debbano fare dimenticare la sua incoerenza in merito ai condoni, al suo privato stile di consumi energetici, di poca tolleranza nei confronti delle critiche, di insofferenza verso i giornalisti, di ricorso a comportamenti censori con la scusa della difesa del (suo) copyright, di uso dell’insulto nei confronti di tutti, di uso del continuo turpiloquio in occasioni pubbliche. Non si può essere ugualmente tolleranti verso di lui quando fa crociate ludddiste contro i computer e poi cambia idea poco dopo; o propala bufale come la cura di Bella, le auto a idrogeno che le multinazionali non metterebbero volutamente in produzione, la Biowashball. Oppure quando afferma che sull’Aids ci sono dei seri sospetti che sia una bufala; quando prima difende la produzione di biocarburanti e poi dice che affamano il modo; quando che fa credere di essere destinatario di false missive di pontefici e di capi di stato. O quando spara frasi infelici come quella che la mafia non strangola nessuno.

Grillo ha ormai assunto un ruolo pubblico, non è più un mero comico che si avvale metaforicamente del “pernacchio” alla Totò al cinema o a teatro. Chi è disposto a tollerare e giustificare le sue incoerenze, il suo linguaggio pieno di insulti e il suo perenne tono da tribuno, dicendo che ciò che conta “sono solo le idee e il programma” del Movimento, ricalca la posizione farisaica di quelli che ieri applaudivano il Berlusconi del family day e della legge per punire i clienti delle prostitute e che però a casa sua organizzava i “bunga bunga”.

L’uomo pubblico non può impunemente “predicare bene e razzolare male”: quale “grillino”, oggi, concederebbe ad un politico di varare misure lacrime e sangue per i “soliti noti”, mantenendo nel contempo gli scandalosi privilegi di cui costui gode?

14 – Conclusioni. Grillo : dr.Jekyll e Mr.Hyde

A questo punto mi sto convincendo che esistano due volti del Nostro e che aveva ragione Alessandro Gilioli (A.G., Le due facce di Beppe Grillo, su Micromega) quando affermava che “ Ho pochi dubbi infatti che buona parte delle questioni sollevate prima da Grillo e poi dai suoi meet-up – fino al Movimento 5 Stelle – meritino ampia cittadinanza politica e … supporto. Sto parlando ad esempio delle battaglie per lo sviluppo e la libertà della Rete; di quelle per un nuovo ambientalismo realizzato in modo “glocal” dal basso; di quelle per un’ecologia della finanza e dell’economia capitalista in generale …; di quelle contro i privilegi e le perversioni clienteliste di buona parte della politica professionale (“casta”); di quelle per l’acqua pubblica, contro gli abusi edilizi, e anche di quelle contro i meccanismo censori, autocensori e distorsivi presenti nei media italiani.”

Gilioli metteva in evidenza anche il lato oscuro del personaggio Grillo:Quello dal linguaggio fascisteggiante che ironizza sui difetti fisici degli avversari politici; quello convinto che Pd e Pdl siano la stessa cosa..; quello che si rifiuta di firmare per il libero WiFi, perché l’iniziativa non l’ha lanciata lui; quello che si rifiuta di accettare qualsiasi domanda sulla sua condanna penale con un comunicato in stile sovietico lontanissimo dalla trasparenza dovuto da chiunque faccia politica; quello che non vuole rispondere a domande scomode perché lui (testuale) «è un monologhista»; quello infine che si è coltivato (anche) un’ampia area di seguaci fideistici e acritici, che ricoprono di insulti chiunque provi a mettere in discussione il loro guru.

Concordo che dentro il fenomeno Grillo ci sia del buono e del meno buono, dell’ottimo e del pessimo. Molti punti del suo programma sono condivisibili, anche se c’è bisogno di molto lavoro per tradurli in proposte concrete e attuabili; altri sono molto generici e fumosi e propongono soluzioni semplicistiche a problemi che sono molto complessi. 

Grillo e il suo movimento sono protagonisti affidabili per portare a compimento le sue battaglie? C’è chi si chiede come Gad Lerner (www.gadlerner.it/2012/04/15/la-commedia-di-beppe-grillo-trita-e-ritrita.html) se c’è qualcuno che affiderebbe tranquillamente a Grillo i destini della sua azienda o della sua famiglia. La domanda retorica implica però una certa sottovalutazione del fenomeno Grillo che non condividiamo.

Non è sufficiente né giusto dare a qualcuno o a un movimento l’etichetta di “antipolitica”, di anticasta”, di “populismo demagogico” o di “dilettantismo allo sbaraglio” per delegittimarne le idee e le proposte. Credo che abbia ragione Marco Travaglio quando rileva che  “i partitocrati seguitano a confondere le cause con gli effetti. Grillo l’hanno creato loro: rifiutando le sue proposte, asserragliandosi a palazzo, barricando porte e finestre, alzando i ponti levatoi per tenere lontani dalla politica i cittadini e rovesciando su di loro pentoloni d’olio, anzi di merda bollente”. (M.T: il Fatto 28 aprile 2012).

Più recentemente Gilioli, riprendendo sul suo blog la questione Grillo, concludeva che “si vuole davvero sfidare Grillo (e sperare che il futuro ci riservi qualcosa di meglio di un nuovo cesarismo carismatico-mediatico) non serve più a nulla rinfacciargli all’unanimità le coglionate che lui dice. Serve che la sinistra smetta di farle, le coglionate.”

Come si fa a non essere d’accordo?

 

Per chi volesse farsi direttamente un’idea di quanto di buono e di meno buono, di specifico o di troppo generico, di concreto o di velleitario ci sia nel programma del Movimento creato da Grillo, può leggere il  programma del M5S, così come appare nel suo blog. Oppure può consultarlo su http://www.svistasocialclub.wordpress.com


 

L’assenza di regole è la regola. La Cina per immagini.

martedì, marzo 27th, 2012

La Cina è vicina” era un film di Marco Bellocchio del ’67 che ci fa ricordare i patetici filocinesi di casa nostra che se ne andavano in giro con il libretto di Mao e l’eskimo. Oggi la globalizzazione dei mercati finanziari e delle merci, e la deregulation nel mercato del lavoro (meno diritti e più precarietà, la cosiddetta “flessibilità”) viene invece propugnata dai moderni “cinesi” di casa nostra, che vestono impeccabili grisaglie firmate. Il modello cinese dello “’ndo cojo cojo”, come molti sanno, ha due facce : appare vincente sul piano economico e per molte imprese; assai meno sia per i lavoratori sottoposti a feroce sfruttamento e privati dei diritti più elementari, che per gli abitanti di molte città asiatiche e di zone industriali, costretti a convivere con altissimi livelli di smog e inquinamento.  Da un lato ci sono i pochi che accumulano immense fortune senza guardare troppo per il sottile (Balzac diceva che “dietro ogni grossa fortuna ci sta sempre un crimine” ; dietro immense fortune ci stanno spesso molti crimini). Dall’altro, ci sono i molti cui si dice “stai zitto, non pensare, lavora e cerca di non respirare”. E’ il comunismo in salsa di soja volto a soddisfare i “bisogni del popolo”. Qui proponiamo una carrellata di episodi di vita cinese, in cui la deregulation e l’arte di arrangiarsi al di là di ogni regola, diventa la regola stessa di vita

1 – Economie di scala

2 – Il comunismo è sempre attento ai  bisogni del popolo

3 – Targhe alterne in città?

4 – I frenetici ritmi cinesi impongono nuove posizioni e occasioni per il kamasutra

5 – Nuovi standard di sicurezza per il cittadini

La polizia, vigile, indaga

Il risultato dello sforzo investigativo

6 –  Allacciatevi le cinture!

La crisi dellìeuro scritta nelle monete coniate nel 1999. Quando la mitologia anticipa la storia.

mercoledì, febbraio 15th, 2012

Secondo la mitologia greca, Europa, figlia di Agenore re di Tiro, era una bellissima fanciulla. Zeus, il boss dell’Olimpo, se ne innamorò, spiandola dall’Olimpo mentre Europa era intenta a coniare, con le sue compagne di giochi, una nuova moneta nella lontana Maastricht. 

Zeus allora ricorse ad uno dei suoi famosi trucchi: ordinò a Ermes di falsificare i bilanci dell’Olimpo, poi prese le sembianze di un candido toro bianco e si presentò ad Europa. La fanciulla, sedotta dai bilanci immacolati presentati dal toro ellenico, salì sul dorso dell’animale che la trasportò in volo fino a Creta.

Qui Zeus tentò di sedurla, ma Europa resistette. A questo punto il mito narra che Zeus si trasformò in aquila, riuscendo a vincere la resistenza di Europa. Ottenuto ciò che voleva, Zeus, ormai sazio ed ebbro, si fece sfuggire nel sonno la questione del falso in bilancio.

Sedotta e bidonata, la vendetta di Europa non si fece attendere : chiamò in suo aiuto un’aquila imperiale del Nord, molto più potente di quella mediterranea di Zeus, che mise a ferro e fuoco l’Olimpo. Fu così che Zeus e i suoi sudditi di tutta l’Ellade piansero lacrime e sangue per il resto dei loro giorni. 

Incredibile, ma vero : tutta la storia era già stata narrata in alcune delle monete coniate nel 1999.

Moneta greca da 2 euro, raffigurante il ratto di Europa da parte di Zeus travestito da toro.

Germania, moneta da 1 euro, che riporta l'aquila imperiale che ha spezzato le reni alla Grecia

In fin dei conti i greci dovevano sapere come sarebbe andata a finire :  bastava guardare cosa c’era sulla loro moneta da 1 euro.

Moneta greca da 1 euro raffigurante un gufo

Revisionismo storico : Alemanno aggiorna uno slogan di Mussolini

sabato, febbraio 11th, 2012

“È l’aratro che traccia il solco, ma è la spada che lo difende!”. Questa la celebre frase di Mussolini, pronunciata il 18 dicembre 1934, durante il discorso per l’inaugurazione della Provincia di Littoria (attuale Latina).

Mussolini all'inaugurazione della città di Littoria (odierna Latina)

Con qualche piccolo aggiustamento, lo slogan parrebbe calzare a pennello ad uno dei personaggi politici che ha iniziato il proprio percorso politico rifacendosi al patrimonio politico e ideale del fascismo : il sindaco Gianni Alemanno.

Oggi lo slogan suonerebbe cosi’ (vedi didascalia alle due foto) :

E' LA PALA CHE SPAZZA IL SOLCO!

MA E' IL SALE CHE LO DIFENDE!

Dopo i guai del maltempo, il Sindaco, che aveva bisogno di recuperare sul piano mediatico un’immagine molto compromessa, si è fatto riprendere da giornali e TV mentre spalava la neve. Il Duce si era fatto riprendere a dorso nudo, mentre falciava le “bionde messi” durante la “battaglia del grano” ; il Sindaco invece, nel suo piccolo, aveva scomodato fotografi e telecamere con addosso una giacca a vento nera, mentre brandiva una pala per togliere la neve dai marciapiedi e metterla in mezzo alla strada.

Con immediato effetto boomerang, Internet però è stata inondata di messaggi come “braccia indebitamente sottratte al duro lavoro dei campi” e “Alemanno ha trovato finalmente la sua giusta collocazione”.

Altri hanno colto l’occasione per rinfacciare ad Alemanno i suoi turbolenti trascorsi e le sua discussa contiguità con elementi di estrema destra (a sua insaputa).

La mitica Sora Cesira non si è fatta sfuggire l’occasione, per celebrare l’avvenimento con una versione addomesticata di Alejandro di Lady Gaga: troppo facile il gioco di parole “Alejandro-Alemanno”.

Quello che per il sindaco Alemanno doveva essere un modo per scaricare le responsabilitò sugli altri e per rilanciare la propria immagine, avvalendosi di una pala, per di più rossa, si sta rivelando un vero boomerang.

SORA CESIRA CANTA “ALEJANDRO”



Globalizzazione e surrealismo : un graffito andaluso spiega la crisi e i suoi inevitabili sbocchi

mercoledì, febbraio 1st, 2012

Molti considerano la Spagna, ancor più della Francia di Andrè Breton, la vera patria del surrealismo. Basterebbe ricordare i contributi di Salvador Dalì e Joan Mirò in pittura e Luìs Bunuel nel cinema.

Salvador Dalì, Autoritratto

Oggi anche qualche “indignado” spagnolo, che protesta contro la globalizzazione e il dilagare dell’economia cinese nel mondo, si avvale di una denuncia “surrealista”, come quella da noi fotografata ai pochi giorni fa su di un muro di Siviglia.

Il graffito pubblicizzava la riapertura di uno dei numerosi negozi, chiusi per la crisi, sotto una nuova gestione.

Ogni ulteriore commento è superfluo.

Fotografato da Pocavista a Siviglia il 4.0.2011 - MORS TUA? VITA MEA!

Il ventottenne “sfigato” e la “decrescita felice”.

mercoledì, gennaio 25th, 2012

Anche i ventottenni “sfigati” che non si sono ancora laureati (così definiti ieri da un viceministro)  avranno sentito parlare di Serge Latouche e della cosiddetta “decrescita felice”.  Anzi la decrescita la stanno vivendo sulla propria pelle. Che poi sia felice è tutto da dimostrare.

Latouche ritiene che sia necessario abbandonare il modello di sviluppo occidentale basato sulla crescita del PIL, il Prodotto Interno Lordo.

Serge Latouche

Per fare questo bisognerebbe giungere addirittura a “decolonizzare l’immaginario occidentale”.

Anticipando Latouche di anni, l’Italia ha da tempo abbandonato – suo malgrado – la crescita del PIL. L’Italia non riesce a proporre tuttavia  un valido modello alternativo : ci aveva provato invano Berlusconi, proponendo la “politica della patonza”, troppo elitaria e destinata a vecchi danarosi e sporcaccioni o a ragazze di bella presenza molto spregiudicate. Tutti gli altri – al di fuori delle “cricche” e dei “cerchi magici” – in panchina a applaudire o a fischiare.

Ed in attesa di “decolonizzare l’immaginario occidentale”, seppure con colpevole ritardo, nel nostro piccolo abbiamo iniziato a “deberlusconizzare l’immaginario italiano”. 

Contentiamoci per ora – con tutti i guai che abbiamo – di questa “decrescita felice” del berlusconismo, i cui dati sono riportati nella seguente tabella  (Il centrodestra nel suo complesso sta sotto al 35%, mentre il PDL arriva a malapena al 23%).

fonte : ns.elaborazione da dati SWG

Benvenuti al Sud. Totò, Peppino e Silvio : “noio vulevan savuar…”!

giovedì, gennaio 19th, 2012

Annichiliti dalla classe dell’androide Monti, ci stiamo dimenticando troppo rapidamente der Patonza o der Bandana che dir si voglia, cioè der mejo presidente dell’urtimi 150 anni. E’ la damnatio memoriae che affliggeva gli imperatori caduti in disgrazia, dirà qualcuno. Come se il Caracalla-Monti avesse improvvisamente cancellato dalla memoria collettiva il suo predecessore Geta-Silvio. Monti in effetti troverebbe giusta collocazione nella famiglia dei “Severi”, al contrario del fratellastro Silvio, troppo indulgente con se stesso ed i propri interessi aziendali.

Nel medaglione che raffigura la Famiglia dei Severi (Settimio Severo, la moglie Giulia Domna e i due figli Geta e Caracalla), è visibile la traccia della cancellazione dell'imperatore Geta, condannato all'oblio dal suo fratello Caracalla che lo aveva fatto assassinare.

Anche noi blogger “velenosi e cretini” (è la pregevole definizione che ci ha gentilmente concesso tempo fa Marcello Veneziani), che non  abbiamo mai preso Berlusconi troppo sul serio come uomo, ma ne abbiamo sempre denunciato la pericolosità per le nostre istituzioni e per gli effetti dirompenti sull’etica pubblica, tuttavia  avremmo dovuto concedergli una qualche virtù,

Come riconosce tardivamente L’Espresso,  Berlusconi era un fine cultore delle lingue : l’abilità con la lingua era una delle capacità più apprezzate dall’ex-premier, garanzia di una fulgida e blindata carriera sotto la sua protezione. I Fede e i Bondi probabilmente devono a questa loro capacità la brillante carriera svolta all’ombra dell’Amato Leader.

La stessa Nicole Minetti, igienista dentale e “madrelingua”, secondo alcuni “assai abile nell’orale, meno nello scritto”, forse deve la propria elezione a consigliere regionale a questi suoi particolari meriti.

L’Espresso, dicevamo, riporta una segnalazione di Gino Spadon di una vecchia intervista concessa da Berlusconi a un’emittente TV tunisina. Lo statista di Arcore, tanto per mettere le cose in chiaro, ha subito chiesto  il numero di telefono dell’avvenente presentatrice tunisina. Poi ha dato sfoggio delle proprie abilità, pronunciando le seguenti memorabili parole:

A moi la chambre! Cette télévisonne peut donner une impulsionne vers un future plus pro de chacun vers l’autre… La televisonne est une moyenne qui entre dans une famille complète qu’un père et un (sic) mère regardent chez eux ensemble à leurs fils.

La gri de votre transmissionne est parfaite. Je dirais que votre televisionne est la numero an”.

Tradotto in italiano la cosa suonerebbe più o meno così :

“A me la camera da letto! (dopo aver chiesto il telefono della presentatrice tunisina, aveva fretta di concludere) . Questa televisiona può dare un’impulsa verso un futura più pro di ciascuno verso l’altro …

La televisiona è una mezza che entra in una famiglia completa che un padre e un madre guardano a casa un insieme ai loro figli. Il grigio della vostra trasmissione è perfetta. Direi che la vostra televisiona è la numero in’”.

Per uno come Berlusconi che dice di avere studiano anche alla Sorbona, non c’è male.  Sembra il remake di Totò e Peppino a Milano : “Noio vulevan savuar“.

Noio vulevan savuar ...

Alla ricerca della verginità perduta, ovvero la politica del cotechino : leghisti che mettono il naso nei piatti degli italiani

giovedì, gennaio 12th, 2012

E’ nota la vicenda biblica di Esaù che vendette la primogenitura a Giacobbe per un piatto di lenticchie. Salvo poi pentirsene.

Le bibliche lenticchie – per di più unite al cotechino – sembrano oggi scandalizzare il leghistissimo e cristianissimo Calderoli. Costui, contravvenendo alla logica e al buon gusto, siede in Parlamento, dove ha ricoperto la carica di Ministro alla Semplificazione Normativa e addirittura di vicepresidente del Senato. Che, per chi non lo sapesse, sarebbe come dire la quarta carica dello Stato.

La Quarta Carica, a tempo perso, si è messo anche a spargere urina di maiale per rendere impuro un luogo destinato alla costruzione di una moschea. Nemmeno Magdi “Cristiano” Allam sarebbe giunto a tanto. Quando si dice il rispetto per il diritto di culto.

La fondamentale preoccupazione del Sen.Calderoli

Ora il sen.Calderoli, cui il buon Dio ha dato inopinatamente il dono della parola ma ha negato quello della logica e della coerenza e spesso anche quello della grammatica, se la prende con Monti, del quale pretende le dimissioni perché l’ultimo dell’anno ha osato mangiare lenticchie e cotechino a Palazzo Chigi – udite udite – con i suoi stretti familiari.

Calderoli non solo parla, ma scrive : “Se corrispondesse al vero la notizia secondo cui la notte del 31 dicembre si sono tenuti festeggiamenti di natura privata per il nuovo anno a Palazzo Chigi, Monti dovrebbe rassegnare immediatamente le dimissioni e chiedere scusa al paese e ai cittadini“.

Calderoli vuole sapere se la festa avesse caratteristiche di natura privata, chi erano gli invitati, chi ne abbia sostenuto gli oneri. Inaspettatamente non ha chiesto la marca del cotechino e il tempo di cottura delle lenticchie. Fattore, quest’ultimo, che potrebbe intaccare le già malconce riserve energetiche del Paese.

Il prof. Monti, la cui classe è distante anni luce da quella del suo predecessore, per non dire di quello del suo interrogante, ha risposto con una nota elegantissima :

…si è tenuta presso l’appartamento… di servizio del presidente del Consiglio, una semplice cena di natura privata, dalle ore 20 del 31 dicembre 2011 alle ore 00.15 del 1 gennaio 2012, alla quale hanno partecipato: Mario Monti e la moglie, a titolo di residenti pro tempore nell’appartamento suddetto, nonché quali invitati la figlia e il figlio, con i rispettivi coniugi, una sorella della signora Monti con il coniuge, quattro bambini, nipoti dei coniugi Monti, di età compresa tra un anno e mezzo e i sei anni.

Tutti gli invitati alla cena, che hanno trascorso a Roma il periodo dal 27 dicembre al 2 gennaio, risiedevano all’Hotel Nazionale, ovviamente a loro spese.

Gli oneri della serata sono stati sostenuti personalmente da Mario Monti…”.

“Gli acquisti … sono stati effettuati dalla signora Monti a proprie spese presso alcuni negozi siti in Piazza Santa Emerenziana (tortellini e dolce) e in via Cola di Rienzo (cotechino e lenticchie). La cena è stata preparata e servita in tavola dalla signora Monti“.

Come aggravante, la sig.ra Monti sembra che abbia preparato addirittura "lenticchie e cotechino in crosta". Ecco la foto che costituisce prova inequivocabile dei bagordi svoltisi a Palazzo Chigi e che, secondo Calderoli, dovrebbe costringere Monti alle dimissioni

La nota prosegue con la bellissima stoccata finale : “Non vi è perciò stato alcun onere diretto o indiretto per spese di personale. Il presidente Monti non si sente tuttavia di escludere che, in relazione al numero relativamente elevato degli invitati (10 ospiti), possano esservi stati per l’Amministrazione di Palazzo Chigi oneri lievemente superiori a quelli abituali per quanto riguarda il consumo di energia elettrica, gas e acqua corrente.”.

Grande Monti, la classe non è acqua! Lo “sciagurato” , cioè il Calderoli, “rispose”, insistendo nelle accuse, non rendendosi conto di coprirsi ulteriormente di ridicolo e di essere stato preso abbondantemente per i fondelli.

Fa tuttavia piacere constatare che l’autore del Porcellum, la “legge porcata”, abbia tanto a cuore le casse dello stato, da voler indagare se Monti – che notoriamente ha rinunciato a tutte le indennità relative alla sua carica e ritorna in treno a casa per i fine settimana – carichi di nascosto una razione di lenticchie sul bilancio dello stato che potrebbe affondare sotto il peso di un piatto che tutti sappiamo essere di difficile digestione.

Calderoli, il mutante, fondamentale contributo leghista alla biodiversità del genere umano.

Probabilmente la mutante sensibilità etica di Calderoli cambia con le mutazioni di governo : per esempio non ci risulta che il senatore – ai tempi in cui “la patonza doveva girare”, per dirla con Berlusconi – abbia mai fatto interrogazioni scritte per contestare :

Il senatore Calderoli, in un'impietosa caricatura che gira sul WEB

  • il pagamento  all’Unione Europea, da parte di tutti i contribuenti italiani, di una multa di diversi milioni di euro per le quote latte che poche centinaia di allevatori padani hanno sistematicamente sforato : le multe invece di pagarle loro i leghisti le hanno addossate al bilancio dello stato.
  • la talora disinvolta gestione di miliardi di euro da parte della Protezione Civile che sono finiti alla “cricca”.
  • che le frequenze per il digitale terrestre venissero affidate dallo stato con un beauty contest a titolo gratuito (ovvero ad aziendam – cioè Mediaset e RAI);
  • i fondi sprecati per tenere aperto l’aeroporto di Malpensa;
  • i 3 miliardi e mezzo di euro di debiti Alitalia appioppati a noi contribuenti;
  • che su aerei di stato c’erano altri presidenti del Consiglio che si portavano le “veline” e Apicella nella villa in Sardegna, oltre a Ministri del suo governo che li utilizzavano per andare a vedere le partite di calcio;
  • i fondi (misteriosi, ma non troppo) che sono serviti al salvataggio di Credieuronord, la banca leghista andata in bancarotta anche per avere fatto prestiti disinvolti a esponenti leghisti;
  • il grottesco e demagogico decentramento dei ministeri al Nord;
  • il costoso e inutile mantenimento delle province, alla cui abolizione il suo partito si oppone.
  • il nepotismo leghista che fa eleggere un ragazzo di venti anni pluribocciato alla maturità in Consiglio Regionale, solo perchè figlio del boss;
  • lo scudo fiscale per gli evasori che hanno portato fondi all’estero, condonati con una tassa di solo il 5%.

Si potrebbe continuare all’infinito, chiedendo conto al Sen.Calderoli anche di tutte le leggi ad personam da lui votate durante il vari governi Berlusconi, che hanno prodotto danni non solo alle casse dello stato, ma soprattutto all’etica pubblica.

Ma il mutante sen.Calderoli, mutatis mutandis – che lui probabilmente tradurrebbe come “cambiate le mutande” –  cioè cambiato il governo, è improvvisamente mutato anche lui: come Esaù, contesta addirittura delle misere lenticchie di fine d’anno all’austero prof.Monti.

I leghisti, si sa, cercano di distinguersi dagli altri politici. Si sentono geneticamente diversi. Contribuiscono in maniera singolare alla biodiversità del genere umano: il che, secondo i biologi, non sarebbe in fondo in fondo un male.

Forse Calderoli non voleva essere ricordato dai posteri solo per il “Maiale Day” e la “Legge Porcata”, ma anche per le lenticchie e il cotechino. Che ha sempre qualcosa a che fare con il maiale, e detto fra noi, è pure un piatto padano.

/p

La lacrima e il vitalizio : storia di un emigrante finito in Parlamento che voterà il taglio delle pensioni altrui, solo per salvare la propria.

venerdì, dicembre 16th, 2011

Il Parlamento voterà oppure no la fiducia alla manovra presentata da Monti? Quali saranno i criteri che i parlamentari seguiranno per valutare la manovra lacrime e sangue che colpirà lavoratori, pensionati, anziani e fasce più deboli della popolazione?

Le sincere lacrime del Ministro Elsa Fornero mentre illustra la manovra

L’ineffabile on.Razzi, del quale riproponiamo di seguito l’edificante ritratto già pubblicato su questo blog, ci ha fornito un ulteriore prova dei criteri che guidano molti di coloro che fanno parte della casta degli “intoccabili”.

Ecco il video di un recentissimo colloquio con un suo collega parlamentare e fatto circolare su La7.



Inutile aggiungere che in Parlamento, in particolare dai banchi del PDL, si sono levate proteste non tanto per il comportamento di Razzi, quanto perchè un suo collega parlamentare si è permesso di registrare e diffondere le sue dichiarazioni.

I parlamentari del PDL chiedono un procedimento disciplinare per il parlamentare che “ha fatto la spia”, ma non per chi usa il Parlamento – e qui ci scusiamo se ricorriamo al linguaggio aulico di Razzi – “per farsi i cazzi propri“.

L’On. Alessandra Mussolini, tanta nipote di cotanto “nonno”, coglie l’occasione per scagliarsi sia contro l’on.Barbato, autore del video carpito segretamente a Razzi violandone la privacy, sia contro Fini che avrebbe tenuto bordone a Barbato. Per la cronaca la Mussolini – quando si dice la coerenza – è la stessa persona che ha fotografato di nascosto in Parlamento e denunciato al volgo la tresca clandestina Bocchino-Carfagna. Lavannare e vaiasse unite nella lotta alla privacy.

L’Onorevole (si fa per dire) Razzi: chi era costui?

C’è un emigrato contro il quale è stato avviato un procedimento penale per uso personale dei fondi di un’associazione di emigrati che lui presiedeva. In breve : “scappato con la cassa”, secondo la definizione de “Il Fatto quotidiano”.

L’emigrato, impiegato amministrativo in una fabbrica di prodotti tessili e che si autodefinisce un “tessitore”, viene eletto in Parlamento nella circoscrizione “estero” con poche migliaia di voti. Per la precisione con l’ IDV per fare opposizione dura a Berlusconi.

A settembre 2010, l’ex- emigrato denuncia in TV un tentativo – da parte di un esponente della maggioranza di governo – di “comprarlo”.

Si è parlato anche di pagarmi il mutuo e darmi un posto nel governo, ma la proposta più concreta è stata la rielezione sicura”, afferma. Ma lui – proclama sdegnato – non si farà mai comprare da nessuno perchè ha una parola sola.

A dicembre, “tomo tomo, cacchio cacchio“,  costui lascia l’opposizione per entrare nelle schiere della maggioranza di governo insieme all’agopuntore Scilipoti. Vota e rivota la fiducia a Berlusconi.

Intervistato al Tg3 :“Adesso che lei è qui a votare per la maggioranza, cosa si aspetta?”. E lui candidamente : “Un incarico di governo”. Quale? Come direbbe il Manzoni, lo “sciagurato rispose”: “Non importa, basta che vado al governo”. Si noti il disinvolto uso del congiuntivo, che lui probabilmente confonde con una malattia oftalmica.

(la scarsa frequentazione con l’Italiano sembra essere un requisito fondamentale per fare parte dell’Italia dei Valori : oltre a Di Pietro e Razzi, anche Barbato sembra vantare lo stesso eloquio forbito. Forse Di Pietro non vuole sentirsi solo)

Nel maggio 2011, l’ineffabile “tessitore” viene nominato consigliere personale del Ministro dell’Agricoltura Romano, come lui del gruppo di Iniziativa Responsabile. Inoltre diviene membro della VII Commissione (Cultura, Scienza e Istruzione) e della XIV Commissione (Politiche dell’Unione Europea) del Parlamento Italiano.

Il soggetto in questione si chiama Antonio Razzi, che lascia perfino stupefacenti interviste radiofoniche come quella seguente.

DA LIBERO TV – INTERVISTA DI RAZZI A LA ZANZARA SU RADIO 24

E poi c’è chi non vuol dare la cittadinanza agli emigrati stranieri se non dimostrano di sapere l’italiano.

Conclusione : meglio lui o il Trota?

Quali competenze abbia costui per divenire consigliere personale del Ministro dell’Agricoltura, far parte della Commissione Cultura e della Commissione Politiche dell’Unione europea lascio a voi giudicare. Però lo stipendio da parlamentare se lo prende, con tutti i privilegi annessi e connessi.

E adesso punta decisamente al vitalizio.

PS. domandina a Di Pietro : ma chi k…o porti in Parlamento? Dopo De Gregorio e Scilipoti, anche Razzi? E ci lamentiamo del Trota?

“NON ENTRERO’ MAI IN POLITICA” : Ecco le frasi di Berlusconi che passeranno alla storia

lunedì, novembre 14th, 2011

UTILIZZATORE FINALE : GAME OVER

GAME OVER - da STOPCENSURA


Berlusconi non sarà ricordato solo per :

  • le decine di Leggi ad personam che si è fatto o ha cercato di farsi approvare.

  • il gigantesco conflitto di interessi in cui ha impelagato l’Italia,

  • le bufale che raccontato in TV,

  • le barzellette che ha detto in giro,

  • il bacio alla mano a Gheddafi,

  • le gaffe fatte negli incontri internazionali,

  • il bunga bunga,

  • avere dato una mazzata alle finanze e alla credibilità internazione dell’Italia.

Alcuni lo ricorderanno anche per le sue frasi celebri. Ve ne proponiamo una scelta.


L’IMPRENDITORE E LO STATISTA

  • gif-pinocchio2Non entrerò mai in politica.

  • Scendo in campo per un nuovo miracolo italiano.

  • Conflitto di interessi? Venderò le mie TV

  • Delle mie TV sono solo il “mero proprietario”.

  • In RAI non sposterò nemmeno una pianta, un vaso di fiori.
  • Mi confronterò con lei quando avrà vinto tante Coppe dei Campioni quante ne ho vinte io con il Milan

  • Lo giuro sulla testa dei miei figli.

  • Sono l’unto del Signore.

  • Sono il miglior premier degli ultimi 150 anni.

  • Faccio il premier a tempo perso.

  • Prima : Questo è il Paese che amo. Poi : Me ne vado da questo Paese di merda.

  • Come sempre, sono stato frainteso.

  • Ho tutte le televisioni contro.

LA POLITICA

  • Con Bossi non prenderò più nemmeno un caffè.

  • La Casa delle Libertà. Il Polo del Buon Governo.

  • Faremo la rivoluzione liberale

  • Il premier in Italia non ha nessun potere.

  • Evadere è un diritto naturale che è nel cuore degli uomini.

IL GOVERNO DEL FARE

  • Meno tasse per tutti

  • Non metteremo mai le mani nelle tasche degli italiani.

  • Più lavoro per tutti

  • Firmerò davanti al notaio un contratto con gli italiani. Se non dovessi rispettare gli impegni contenuti in almeno 4 punti su 5 con mi ricandiderò più.

  • Il Ponte sullo Stretto si farà in tempi brevi

  • Farò votare una severa legge anti-corruzione

  • Rientreranno molti capitali con lo scudo fiscale per contribuire al rilancio dell’economia

  • E’ tutta colpa dell’euro.

  • Farò sparire la spazzatura da Napoli in tre giorni.

  • Abbiamo compiuto il miracolo della ricostruzione dell’Aquila

  • Candido Lampedusa al Nobel per la Pace.

I COMUNISTI

  • Prodi, un utile idiota dei comunisti.

  • I comunisti cinesi bollivano i bambini per farne concime.

  • La Costituzione è comunista

  • L’Economist è comunista.

  • D’Alema è comunista (!)

LA CULTURA GENERALE

  • Romolo e Remolo

  • Mussolini non ha mai ammazzato nessuno, anzi mandava la gente in vacanza al confino.

  • Vorrei incontrare il padre dei fratelli Cervi

  • asino-shrekL’energia atomica, che nasce dalla scomposizione della cellula

I RAPPORTI INTERNAZIONALI

  • Non chiamo Gheddafi per non disturbarlo.

  • La proporrò per il ruolo di kapò. (A Schulz, europarlamentare tedesco)

  • Siete turisti della democrazia (al Parlamento Europeo)

  • L’Islam è una civiltà inferiore.

  • Sarkozy ha imparato da me

  • Obama è bello, giovane e abbronzato.

  • La Merkel è una culona inchiavabile.

LA MALAVITA ORGANIZZATA

  • La mafia, poche centinaia di persone.

  • La trasmissione “La Piovra” rovina l’immagine dell’Italia all’estero.

  • Chi scrive di mafia lo strangolerei con le mie mani.

  • Mangano (lo stalliere mafioso) si comportava bene; prendeva la comunione nella cappella di Arcore.

LA GIUSTIZIA

  • Previti è solo un perseguitato delle toghe rosse.

  • Tutti sono uguali di fronte alla legge, ma io sono un po’ più uguale degli altri.

  • Sono sempre stato assolto.

  • I giudici sono matti, antropologicamente diversi dal resto della razza umana.

  • Ai giudici noi insidiamo le mogli, siamo dei tombeur de femmes

  • All Iberian mai sentita. Mills mai conosciuto.

IL SESSO

  • Andiamo al Bunga Bunga.

  • Che ne direbbe di una ciulatina?

  • Il padre di Noemi era l’autista di Craxi.

  • Mai frequentato minorenni.

  • Non ho mai pagato una donna.

  • Ruby era la nipote di Mubarak.

  • Pagavo Ruby perché non si prostituisse.

  • Ad Arcore solo cene eleganti.

  • La Minetti ha tutte le carte in regola : è “madre-lingua”

  • La patonza deve girare!

    Altan, da L’Espresso


Meglio “er pelliccia” o “er tessitore responsabbile”? La cultura dell’estintore e quella del “mutuo ravvicinamento”.

giovedì, ottobre 20th, 2011

Tutti parlano di “er pelliccia”, ma nessuno di “er tessitore responsabbile”.Italianos sin verguenza.

Gli indignados hanno visto oscurare la manifestazione delle loro giuste proteste dalle distruzioni operate in piazza dai nerovestiti o dai semisvestiti come “er pelliccia”. Qui ci interessa ricordare un caso ancor più scandaloso di quello degli ignobili “pellicciados”, sul quale i Sallusti, i Ferrara e i Minzolini osservano un religioso silenzio.


C’è un emigrato contro il quale è stato avviato un procedimento penale per uso personale dei fondi di un’associazione di emigrati che lui presiedeva. In breve : “scappato con la cassa”, secondo la definizione de “Il Fatto quotidiano”.

L’emigrato, amministrativo in un fabbrica di prodotti tessili e che si autodefinisce un “tessitore”- viene eletto in Parlamento nella circoscrizione “estero” con poche migliaia di voti. Con l’ IDV per fare opposizione a Berlusconi.

A settembre 2010 l’ex- emigrato denuncia in TV un tentativo – da parte di un esponente della maggioranza di governo – di “comprarlo”.

INTERVISTA : IL MUTUO IN CAMBIO DEL VOTO

Si è parlato anche di pagarmi il mutuo e darmi un posto nel governo, ma la proposta più concreta è stata la rielezione sicura”, afferma. Ma lui – proclama sdegnato – non si farà mai comprare da nessuno perchè ha una parola sola.

A dicembre, “tomo tomo cacchio cacchio“,  costui lascia l’opposizione per entrare nelle schiere della maggioranza di governo insieme all’agopuntore Scilipoti. Vota e rivota la fiducia a Berlusconi.

Intervistato al Tg3 :“Adesso che lei è qui a votare per la maggioranza, cosa si aspetta?”. E lui candidamente : “Un incarico di governo”. Quale? Come direbbe il Manzoni, lo “sciagurato rispose”: “Non importa, basta che vado al governo”.

Nel maggio 2011, l’ineffabile “tessitore” viene nominato consigliere personale del Ministro dell’Agricoltura Romano, come lui del gruppo di Iniziativa Responsabile. Inoltre viene nominato membro della VII Commissione (Cultura, Scienza e Istruzione) e della XIV Commissione (Politiche dell’Unione Europea) del Parlamento Italiano.

Il soggetto in questione si chiama Antonio Razzi, che lascia perfino interviste radiofoniche come quella seguente.

DA LIBERO TV – INTERVISTA DI RAZZI A LA ZANZARA SU RADIO 24

E poi c’è chi non vuol dare la cittadinanza agli emigrati stranieri se non dimostrano di sapere l’italiano.

Conclusione : meglio lui o il Trota?

Quali competenze abbia costui per divenire consigliere personale del Ministro dell’Agricoltura, far parte della Commissione Cultura e della Commissione Politiche dell’Unione europea lascio a voi giudicare. Però lo stipendio da parlamentare se lo prende, con tutti i privilegi annessi e connessi.

In Italia c’è chi si indigna, manifesta pacificamente e cerca di cambiare le cose. C’è anche chi si incazza e distrugge tutto in piazza, portando suo malgrado ossigeno al capezzale del regime berlusconiano morente.

Dopo “er Patonza” (Berlusconi) e “er Canotta” (Bossi), ormai non ci facciamo mancare niente. Abbiamo anche “Er Pelliccia”, che lancia estintori contro la polizia (strano “estremista di sinistra” che nella sua pagina Facebook cita una frase di Hitler contro la stampa liberale e marxista), pendant violento e naif del non violento ma più scaltro “Tessitore responsabbile” : per entrambi, da italiano, provo un profondo senso di vergogna.

PS. domandina a Di Pietro : ma chi k…o porti in Parlamento? Dopo De Gregorio e Scilipoti, anche Razzi? E ci lamentiamo del Trota?

Il Cavalier Patonza e il siur Canotta uniti nella lotta. Ovvero perchè tra Silvio e Umberto nel 2000 è scoppiato l’amore. Dal notaio.

giovedì, ottobre 6th, 2011


Da “Libro e Moschetto” a “Patonza e Canotta”

Un tempo il regime fascista aveva stretto un Patto d’Acciaio con i nazisti. Poi sappiamo com’è andata a finire.

In tempi più recenti

D'Alema, fa concorrenza ll'estasi di S.Teresa, mentre pensa alla crostata, della quale Gianni Letta non ha mai rivelato i veri ingredienti.

D'Alema in estasi come S.Teresa, mentre ripensa alla crostata, della quale Gianni Letta non ha mai rivelato i veri ingredienti.

D’Alema e Berlusconi avevano stipulato il Patto della Crostata. Poi sappiamo com’è andata a finire.

Nel 2000 Berlusconi, con la complicità di Vespa a Porta a Porta, aveva stipulato un Patto con gli Italiani. Poi sappiamo com’è andata a finire.

Ieri Berlusconi e Gheddafi avevano stretto un Patto di Amicizia. Poi sappiamo com’è andata a finire.

Oggi, in tempi di crisi, non potendoci permettere nè l’acciaio, nè la crostata, nè amici come il Raìs di Tripoli, ci siamo ridotti al Patto della Pròstata (vista l’età dei contraenti). Ancora non sappiamo come finirà, ma ce lo stiamo immaginando.

Domanda facile facile : vi siete mai chiesti chi glielo faccia fare a Bossi di salvare sempre e comunque Berlusconi, nonostante che la base leghista ormai sia in aperta rivolta e chieda di mollare “er patonza”? Ormai sono lontani i tempi di Mani Pulite in cui il parlamentare leghista Leoni Orsenigo esponeva (con la consueta eleganza padana) un cappio in Parlamento, invocando pene terribili per corrotti e corruttori.

La sobria eleganza padana

Ricordiamo inoltre che solo pochi anni fa la Padania usciva con prime pagine di fuoco contro Berlusconi, definito addirittura “mafioso”. E che un Berlusconi non ancora trapiantato annunciava che con Bossi non avrebbe più preso nemmeno un caffè.

Poi nel 2000 la miracolosa conversione di Bossi sulla via di Arcore. Oggi assistiamo ai continui salvataggi del Governo Berlusconi da parte della Lega. Fino a quando?

Da un po’ di tempo circola un’interessante spiegazione del fenomeno. Stiamo aspettando invano che i vertici della Lega smentiscano o confermino quanto contenuto nel video seguente.

VIDEO ACCORDO BERLUSCONI-BOSSI

E’ per questo che Berlusconi ha smesso di preoccuparsi dei caffè da prendere o meno con Bossi, per dedicarsi a “far girare la patonza?”.

Inutile dire che le eventuali smentite verbali dei vertici della Lega sarebbero assai meno convincenti della decisione di abbandonare l’accanimento terapeutico con cui i Padani, un tempo sedicenti duri e puri – insieme agli Scilipoti di turno – si affannano al capezzale di un governo moribondo.


L’intimidazione preventiva, come arte di Governo. La norma “ammazza blog” del governo Berlusconi è un altro passo sulla strada della “democratura”.

venerdì, settembre 30th, 2011

Altan, da l'Espresso

Intro : cos’è la norma “ammazza-blog”?

Il Governo sta per porre la questione di fiducia sulle norme anti-intercettazioni, compresa quella “ammazza blog”, cioè il comma 29 dell’Art. 1 del disegno di Legge 1611 : tutti i produttori di notizie, compresi quelli non professionali, dovranno rettificare in 48 ore ogni contenuto pubblicato, dietro semplice richiesta del soggetto che si ritiene leso, in maniera fondata oppure no. La multa prevista è di 12 mila euro per ogni infrazione.

Compito in classe: La legge bavaglio ucciderà davvero i blog?

Svolgimento : Della Intimidazione preventiva, intesa come arte di governo

Ipotizziamo che il mio blog, in un post di alcuni mesi prima, riporti la frase seguente : “Berlusconi chiamò la questura di Milano, chiedendo di rilasciare la minorenne Ruby, nipote del presidente egiziano Mubarak, e di affidarla al consigliere regionale Nicole Minetti”.

Supponiamo poi che l’on. Ghedini, ai sensi della “legge ammazza blog”, mi chieda via mail di pubblicare entro 48 ore la seguente rettifica : “S.B, nella telefonata alla Questura di Milano, non ha mai affermato che Ruby sia la nipote del presidente Mubarak”. Supponiamo inoltre che io mi trovi in vacanza in Lesotho, in rianimazione all’ospedale o che abbia la connessione ADSL fuori uso : sarà difficile che io possa leggere la mail di Ghedini e pubblicare la sua smentita “entro le 48 ore previste dalla legge” e “con le stesse modalità di accesso e visibilità” : allora dovrò pagare 12.000 euro di multa.

Il fatto che la smentita di Ghedini non abbia alcun fondamento non mi solleverebbe dall’obbligo di pubblicare la rettifica. Ricordo che la maggioranza di Governo ha approvato in aula una risoluzione in cui si afferma che Berlusconi chiese di rilasciare Ruby perché effettivamente convinto che fosse la nipote di Mubarak e voleva evitare un incidente diplomatico. Ma questo non conterebbe nulla e dovrei pubblicare una smentita che per il Parlamento – di cui fa parte lo stesso Ghedini, oltre a S.B.  – sarebbe palesemente falsa.

Inoltre, supponiamo che Ghedini mi mandi la smentita di proposito a Ferragosto o a Capodanno, quando le probabilità che io vada a controllare le mail sono minori : alte invece saranno le probabilità di pagare una multa salata che mi farà passare la voglia di esprimere le mie opinioni in rete. L’effetto intimidatorio è evidente, anche perché non mi potrò permettere di pagare un avvocato – all’altezza dell’on. Ghedini, che è già pagato da tutti noi contribuenti – per difendermi in un’eventuale causa che potrei intentare per evitare la multa.

Ruby, che Berlusconi credeva che fosse veramente la nipote di Mubarak (così ha votato la sua maggioranza di governo)

Inoltre dato che il processo Ruby non si concluderà prima di molti anni (se non andrà prima in prescrizione), non ci sarà una sentenza che “certifichi” come i fatti da me riportati siano “veri” : sarò quindi tenuto in continuazione a smentire e rettificare entro le 48 ore, indipendentemente dalla veridicità di quanto riportato nel mio blog e dalla fondatezza delle smentite. E se anche lo volessi fare, sarei costretto a considerare il mio blog non come un’attività cui mi dedico ogni tanto, nel tempo libero, ma come un lavoro a tempo pieno in cui non faccio altro che smentire e rettificare.

In effetti immaginiamo che qualcuno, diciamo vicino a S.B., organizzi una sorta di call center per chiedere ai blog migliaia di rettifiche per conto di personaggi legati a S.B. : nel mio piccolo, potrei ricevere continue richieste di rettifiche tipo “Emilio Fede smentisce di essere mai stato ad Arcore”, oppure “di avere mai fatto il giornalista” (smentita che molti sottoscriverebbero volentieri). O in alternativa mail della Minetti che smentisce di essere di “madrelingua e pertanto di non avere particolari meriti orali”, oppure di Cicchitto che dice di “essere stato iscritto alla P2, ma a sua insaputa” , o di Ferrara “che smentisce di essere sovrappeso”.

Ferrara, lo smutandato di Collegno, già al Dal Verme di Milano con i "servi liberi" di Berlusconi per tessere le lodi della mutanda

Tenendo conto che il mio blog contiene centinaia di post, potrei essere costretto a passare la mia vita attaccato a Internet per pubblicare smentite e rettifiche anche se infondate: ma il bello è che la cosa avverrebbe“senza possibilità di replica” da parte mia. Forse potrei dire in un nuovo post che “Ferrara è diversamente magro”, ma mi esporrei al rischio di ulteriori rappresaglie rettificatorie.

Conclusione : la responsabilità dei blogger e la libertà di espressione.

A questo punto si dovrebbe rinunciare a lavorare per curare un blog e, visto che la maggior parte dei blogger non lo possono fare, dovrebbero chiudere il blog. Ovvero devono rinunciare a esprimere liberamente le proprie opinioni, anche se non hanno mai offeso o denigrato qualcuno, riportando fatti falsi.  I blogger dovrebbero essere ritenuti responsabili unicamente se offendono o attribuiscono fatti falsi a qualcuno, e per tutelare l’onorabilità altrui ci deve pensare l’autorità giudiziaria: ma qui il Governo – preoccupato per la propria impunità e sopravvivenza – sta montando un meccanismo per limitare non solo le intercettazioni, ma per rendere di fatto impossibile l’espressione di libere opinioni da parte dei blogger.

Del resto questa è l’idea molto particolare di libertà del sedicente Popolo della Libertà e dell’Amore, di chi si è dichiarato “liberale” ed erede dei  Don Sturzo e De Gasperi. E di chi, fino ad ieri, ha strumentalmente esaltato il popolo dei social network e di Internet che ha innescato la primavera araba.

Esprimo quindi il mio sentito “ringraziamento” a tutti i “sinceri liberali” che hanno votato Berlusconi e che, magari turandosi il naso come fa Marcello Veneziani, continuano a sostenere un regime sempre più illiberale e parafascista. Pubblicherò volentieri una smentita di quanti nel PDL si sono sentiti offesi, perchè li ho definiti “liberali”. Oppure “sinceri”.

Il provvedimento “ammazzablog” è un ulteriore tassello nella costruzione della“democratura”, un regime che mantiene gli aspetti formali della democrazia, ma che in sostanza diviene sempre più una dittatura : meno diritti e più tasse per i “sudditi”, più impunità e privilegi per il “potere”. Meno la gente sa, meno può disturbare il manovratore.


Come in Cina, dove però c’è sviluppo economico e qualche corrotto viene avviato al patibolo. O per meglio dire : come la Bielorussia di Lukashenko che, viste le condizioni della nostra economia e l’impunità di cui godono da noi corrotti e corruttori, è un paragone più calzante.

Pocavista


P.S. Se entrasse in vigore la norma ammazza blog : sarebbe interessante se ogni volta che un blog o un sito WEB di un giornale di destra parlasse male degli elettori di sinistra (definiti quotidianamente dai lettori del sito WEB de Il Giornale  “sinistrati” oppure “coglioni”), quelli che si sentissero chiamati in causa (e sono milioni) inviassero milioni di richieste di smentita e di rettifica entro le 48 ore, pena il pagamento di 12.000 euro a botta.


PER CHI NE VUOLE SAPERE DI PIU’ (BLOGGERS : FATE CIRCOLARE!)

Cosa prevede il comma 29 del ddl di riforma delle intercettazioni, sinteticamente definito comma ammazzablog?
Il comma 29 estende l’istituto della rettifica, previsto dalla legge sulla stampa, a tutti i “siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica”, e quindi potenzialmente a tutta la rete, fermo restando la necessità di chiarire meglio cosa si deve intendere per “sito” in sede di attuazione.

Cosa è la rettifica?
La rettifica è un istituto previsto per i giornali e le televisione, introdotto al fine di difendere i cittadini dallo strapotere di questi media e bilanciare le posizioni in gioco, in quanto nell’ipotesi di pubblicazione di immagini o di notizie in qualche modo ritenute dai cittadini lesive della loro dignità o contrarie a verità, questi potrebbero avere non poche difficoltà nell’ottenere la “correzione” di quelle notizie. La rettifica, quindi, obbliga i responsabili dei giornali a pubblicare gratuitamente le correzioni dei soggetti che si ritengono lesi.

Quali sono i termini per la pubblicazione della rettifica, e quali le conseguenze in caso di non pubblicazione?
La norma prevede che la rettifica vada pubblicata entro due giorni dalla richiesta (non dalla ricezione), e la richiesta può essere inviata con qualsiasi mezzo, anche una semplice mail. La pubblicazione deve avvenire con “le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono”, ma ad essa non possono essere aggiunti commenti. Nel caso di mancata pubblicazione nei termini scatta una sanzione fino a 12.500 euro. Il gestore del sito non può giustificare la mancata pubblicazione sostenendo di essere stato in vacanza o lontano dal blog per più di due giorni, non sono infatti previste esimenti per la mancata pubblicazione, al massimo si potrà impugnare la multa dinanzi ad un giudice dovendo però dimostrare la sussistenza di una situazione sopravvenuta non imputabile al gestore del sito.

Se io scrivo sul mio blog “Tizio è un ladro”, sono soggetto a rettifica anche se ho documentato il fatto, ad esempio con una sentenza di condanna per furto?
La rettifica prevista per i siti informatici è quella della legge sulla stampa, per la quale sono soggetti a rettifica tutte le informazioni, atti, pensieri ed affermazioni ritenute dai soggetti citati nella notizia “lesivi della loro dignità o contrari a verità”. Ciò vuol dire che il giudizio sulla assoggettabilità delle informazioni alla rettifica è esclusivamente demandato alla persona citata nella notizia, è quindi un criterio puramente soggettivo, ed è del tutto indifferente alla veridicità o meno della notizia pubblicata.

Posso chiedere la rettifica per notizie pubblicate da un sito che ritengo palesemente false?
E’ possibile chiedere la rettifica solo per le notizie riguardanti la propria persona, non per fatti riguardanti altri.

Chi è il soggetto obbligato a pubblicare la rettifica?
La rettifica nasce in relazione alla stampa o ai telegiornali, per i quali esiste sempre un direttore responsabile. Per i siti informatici non esiste una figura canonizzata di responsabile, per cui allo stato non è dato sapere chi sarà il soggetto obbligato alla rettifica. Si può ipotizzare che l’obbligo sia a carico del gestore del blog, o più probabilmente che debba stabilirsi caso per caso.

Sono soggetti a rettifica anche i commenti?
Un commento non è tecnicamente un sito informatico, inoltre il commento è opera di un terzo rispetto all’estensore della notizia, per cui sorgerebbe anche il problema della possibilità di comunicare col commentatore. A meno di non voler assoggettare il gestore del sito ad una responsabilità oggettiva relativamente a scritti altrui, probabilmente il commento (e contenuti similari) non dovrebbe essere soggetto a rettifica (B. Saetta).

Banana Republic : da Erato ad Apicella. Siamo giunti all’ultimo stadio?

venerdì, settembre 16th, 2011

Erato, figlia di Zeus e di Mnemosine, è una delle Muse, quella del canto corale e della poesia amorosa.

La musica ha accompagnato da sempre lo sviluppo del genere umano. Gli uomini primitivi si avvalevano del proprio corpo (bocca, mani e piedi) e di semplici strumenti a percussione per produrre rumori e suoni.

Man mano che la civiltà umana si evolveva in forme sempre più complesse, anche la musica assumeva forme più sofisticate e si avvaleva di strumenti sempre più evoluti. Siamo passati dalle selci percosse insieme che producevano suoni ritmici ai moderni sintetizzatori e arpeggiatori digitali.

Oggi la musica occupa gran parte della nostra esistenza ed è alla portata di tutti, dal momento che è diventata riproducibile prima con i vinili, poi con i walkman, poi con gli odierni supporti digitali. Si ascolta alla Radio, in TV, sui cellulari, su Internet, in auto.

Visto che la musica riflette gli umori e gli orientamenti di una civiltà, le immagini seguenti sollevano più di un interrogativo sul potenziale autodistruttivo del genere umano. In particolare, in auto si possono avere serie conseguenze …

MUSICA IN AUTO

ANCORA MUSICA IN AUTO

Nuove armi di distruzioni di massa.

L’UMANITA’ E’ ORMAI GIUNTA ALL’ULTIMO STADIO?

A – PRIMI SINTOMI

INNO DELLA REPUBBLICA DELLE BANANE

B – FASE TERMINALE

The ultimate music experience : fase terminale

Ci si può accorgere di avere sbagliato nave dopo quasi vent’anni e dare la colpa agli altri?

giovedì, settembre 8th, 2011

Lo promettiamo solennemente: per un po’ lasceremo in pace Marcello Veneziani, che pare trovarsi di fronte ad una grossa crisi esistenziale. Lui si è accorto da poco di avere preso la nave sbagliata, si è illuso di poter fare una crociera piacevole che lo portasse nei luoghi sognati quando era un giovane intellettuale di destra. Lui protesta ad ogni piè sospinto la propria onestà intellettuale, della quale non dubitiamo. Dubitiamo però dei suoi riflessi, visto che a bordo della nave berlusconiana ci è rimasto quasi vent’anni.

Adesso (su Il Giornale del 7 settembre) se la prende con chi sulla corazzata berlusconiana non c’è mai salito. “ Dico voi oppositori a ogni livello, intellettuali inclusi. Non eravate in carcere o in esilio .. E cosa avete fatto, cosa avete prodotto in pensieri e opere? … non avete offerto concrete speranze, credibili alternative, promettenti risposte”.

Concordiamo con Veneziani quando afferma che in questi anni a sinistra non sono state costruite credibili alternative. Meno d’accordo quando afferma che “la gente saliva sulla nave… per sfuggire a voi, scafisti dell’astio e portuali minacciosi”. Però, sfuggendo a noi scafisti dell’astio, uno come Veneziani non rischiava il naufragio su un’isola sperduta in compagnia di Venerdì, ma approdava al sicuro porto del Consiglio di Amministrazione della RAI.

Non vogliamo aggiungere altre considerazioni a quello che più di un articolo, pare uno sfogo del buon Marcello: riportiamo solo il commento di un lettore al sito WEB de IL Giornale, che il 07.09.11 alle ore 12:07, scrive:

Non solo inutile, ma anche moralmente schifoso accusare chi non ha sostenuto il “ventennio” berlusconiano di ignavia. Che cosa si sarebbe dovuto fare, organizzare bande armate contro l’utilizzo spudorato dei mezzi di comunicazione che hanno sfruttato l’ignoranza di metà degli elettori di Berlusconi e rimbecillito l’altra metà? Che si sarebbe dovuto fare contro gente come Veneziani che, fino al mese scorso, continuava a scrivere pro governo, mentre continuava l’attività dei bordelli pubblici e privati organizzati dal premier; poi schifato lui stesso ha cominciato ad occuparsi del sesso degli angeli e a scrivere articoli sulle mezze stagioni; e adesso accusa i “più intelligenti” che avevano capito in che mondezzaio eravamo finiti già 15 anni fa di “non aver agito”? Si potrebbe ribaltare la domanda: voi che avete sempre difeso lo schifo a spada tratta, cosa si dovrebbe fare con voi? … Ditecelo”.

Prima di lasciare Veneziani alle sue amarezze, nel vedere che la sua bella nave da crociera sta lentamente affondando nel triangolo delle Bermude, gli chiediamo : perché dare colpa agli altri se lui ha scelto l’imbarco sbagliato e se ne è accorto con tanto ritardo? Avremmo dovuto avvertirlo con un SMS, una mail, magari un segnale di fumo? D’altra parte Montanelli, uno che le navi aveva imparato a conoscerle, a suo tempo preferì una scomoda scialuppa ad una prestigiosa nave da crociera …

Dal suo fedele blogger velenoso e cretino, con umana solidarietà,